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La Guardia di finanza ha analizzato una ad una tutte le 500 richieste di agevolazione, riscontrandone ben 40 irregolari

Controllate una ad una, grazie alla collaborazione tra Ateneo e Guardia di Finanza, le
istanze per ottenere le agevolazioni, graduate principalmente in funzione del reddito, presentate dagli studenti all’Università di Parma. Le agevolazioni vanno dall’esonero totale delle tasse ad una
riduzione della contribuzione studentesca sulla base del reddito del nucleo familiare e del merito.
L’ateneo richiama l’attenzione degli studenti nel verificare con cura che ricorrano tutte le condizioni previste e, soprattutto, nell’indicare correttamente redditi e patrimoni disponibili. Dopo un primo riesame, direttamente a cura dell’Università, che lo scorso anno accademico ha portato alla rettifica
spontanea di circa 5.000 domande (le cui incongruenze erano dovute in gran parte a errori materiali), le posizioni dubbie vengono segnalate alle Fiamme Gialle che proseguono gli
approfondimenti, incrociando le informazioni delle tante banche dati disponibili. Più di 500 i controlli eseguiti negli ultimi mesi, che hanno sinora portato ad individuare una quarantina di
istanze irregolari. Nella maggior parte dei casi, gli studenti hanno sottoscritto regolarmente la “dichiarazione ISEE” (Indicatore della Situazione Economica Equivalente del nucleo familiare), salvo
poi presentare un’autocertificazione indicando importi entro le soglie che consentono di accedere ai benefici previsti. Rispetto ad una soglia di 75 mila euro dell’indicatore ISEE, superato il quale non spetta alcun beneficio, i Finanzieri hanno individuato, nel corso dei loro controlli, famiglie con un
reddito di oltre 160.000 euro, un patrimonio mobiliare (titoli e liquidità) per circa 230.000 euro o, ancora, immobili per oltre 440.000 euro. Singolare il caso di un nucleo familiare (genitore
e due figli, tutti e tre frequentatori di corsi universitari), al quale è stata contestata in blocco la mancanza dei requisiti per l’esonero della maggiorazione sulla seconda rata delle tasse
universitarie. Neppure è mancata l’universitaria che sosteneva di essere una studentessa lavoratrice: come tanti studenti “fuori sede” era andata a vivere da sola, continuando, però, a
farsi “finanziare” dai genitori. Pesanti le sanzioni previste: oltre al recupero del
contributo non spettante, viene applicata una pena pecuniaria pari a tre volte il suo ammontare.


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