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Abitava a Modena ed aveva 77 anni. E’ stato diesse della Sampdoria dello scudetto con Boskov

Lo avevamo ospitato per due volte a inizio giugno negli studi modenesi di Trc tv: prima a Studio B, durante la diretta di Modena – Spezia, turno preliminare playoff, poi due giorni più tardi, a Barba e Capelli, per introdurre le semifinali promozione col Cesena: come sempre, ci aveva regalato il suo punto di vista, mai banale, spesso anticipatore di un epilogo che puntualmente si concretizzava come lui, che di calcio ne masticava da decenni, aveva previsto. Sorridente ma soprattutto elegantissimo, nel vestire e nel raccontare quel pallone che da passione era diventato lavoro, regalandogli fama e gioie. A 77 anni, Paolo Borea se n’è andato così, all’improvviso, all’ospedale di Faenza: colpa di un malore accusato sabato e poi via via aggravatosi in maniera irrimediabile. Ferrarese di origine, era stato adottato da Modena, a metà anni 70, quando era stato regista della squadra promossa in B con Galbiati in panchina e Bellinazzi, bomber acquistato in corsa, a fare sfracelli in campo. Ma il miracolo vero, Paolo Borea l’ha costruito a Genova, alla corte di un altro Paolo, Mantovani. Coi soldi del papà della Samp moderna, Borea scovò talenti e li fece maturare. Mancini dal Bologna, Vialli dalla Cremonese, Pagliuca ancora dal Bologna, e poi Mannini, Pari, Vierchowod, Lombardo, Salsano, Invernizzi, gli stranieri come Katanec, Mikailichenko e lo strepitoso Toninho Cerezo: la miscela della Sampdoria che, tappa dopo tappa, seppe lievitare dalla Coppa Italia alla Coppa delle Coppe, e su su fino allo scudetto del 1991: ultimo tricolore fuori dal circolo metropolitano dell’asse Milano – Torino – Roma. Ultimo scudetto di un calcio che non tornerà più. Dopo quegli anni meravigliosi, Borea a Modena tornò, per provare a far volare di nuovo il canarino grazie alla passione infinita e alla disponibilità economica di Gigi Montagnani. Ma i risultati non furono all’altezza delle aspettative e con l’eleganza di sempre, il direttore salutò all’alba del 2000. Finita la carriera nel calcio, Paolo Borea si era dedicato agli hobby di sempre, il tennis su tutti, e alla famiglia. Ma dal calcio non si era mai staccato davvero, tanto che lo si poteva vedere spesso sui campetti della città, a dare uno sguardo al nipotino calciatore e a dispensare consigli e aneddoti. Con quell’eleganza innata che lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno.


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