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Lo ha deciso oggi il tribunale nazionale antidoping. Il ciclista di Formigine era accusato di pratiche dopanti

Il tweet di sei giorni fa non otterrà alcuna risposta: “aaa cercasi squadra che mi tesseri”, aveva cinguettato via social network Riccardo Riccò. Ma non ci sarà nessun nuovo ingaggio: la scure del tribunale nazionale antidoping si è abbattuta inesorabile sulla carriera del Cobra di Formigine. 12 anni di squalifica, accolta in pieno la richiesta del procuratore Ettore Torri. Sospensione massima per Riccò, che era accusato di autoemotrasfusione: i fatti risalgono al febbraio 2011, quando il ciclista fu ricoverato a Baggiovara per un blocco renale. Ai medici del pronto soccorso di Pavullo, che lo avevano assistito per primi salvandolo da una situazione critica, Riccò avrebbe confessato di essersi iniettato una sacca di sangue mal conservata nel frigorifero di casa: dichiarazione resa nota dai medici, ma sempre smentita in seguito da Riccò. Il tribunale nazionale antidoping, al contrario, ha ritenuto colpevole il ciclista, infliggendogli 12 anni di squalifica anche a causa della recidività in materia di doping. Già nel 2008 infatti Riccò era stato fermato per 20 mesi: positivo a un controllo antidoping durante il tour de France, era rientrato nel 2010 con gli olandesi della VacanceSoleil. Nel 2011 il tesseramento, di fatto virtuale, con la Meridiana Kamen: squadra per cui non ha mai corso, causa ennesimo scandalo doping. Oggi l’ultimo atto, con la squalifica per 12 anni, con l’aggravante di una sanzione economica da 5mila euro e la condanna al pagamento delle spese processuali, calcolate forfettariamente in 15mila euro.
Calendario alla mano, la sospensione scadrà il 18 gennaio 2024. Quando Riccò avrà 40 anni. Troppo tardi per riprendere a correre e l’amara constatazione di un talento bruciato sull’altare del doping. 


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