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Fermi tutti i campionati, è il giorno della riflessione dopo la tragedia di ieri a Pescara

Bovolenta, solo lo scorso 24 marzo, Muamba, fortunatamente salvatosi, una settimana prima. E prima di loro Matsuda, Puerta, Foè. E per tornare in Italia Ancillotto, Taccola, Curi. E’ lungo l’elenco dei campioni dello sport morti sul campo. In tutte le discipline. Tragedie inspiegabili e che lasciano sgomenti, perché colpiscono atleti nel fiore degli anni, iper controllati e apparentemente invincibili. Ecco perché il giorno dopo la tragedia di Piermario Morosini, con il calcio italiano fermo per lutto, è giusto riflettere sull’efficacia dei controlli e su cosa possa e debba fare ancora la medicina dello sport per evitare il ripetersi, sempre più frequente di queste tragedie. Morti inaccettabili che però devono indurre a pensare soprattutto i non professionisti. Fare sport fa bene, ma può essere pericoloso se si chiede al proprio corpo di andare oltre i limiti. Un ragionamento che vale soprattutto per gli amatori più anziani e, soprattutto, per chi per inseguire un risultato ricorre a scorciatoie farmacologie


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