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Violazione della legge antidoping, la procura di Modena intende perseguire l’ex ciclista

Il malore che aveva portato al ricovero d’urgenza all’ospedale di Pavullo di Riccardo Riccò, era stato provocato da un’autoemotrasfusione fatta senza le necessarie precauzioni. Ne è convinto il pm del Tribunale di Modena, Pasquale Mazzei, sulla base degli esiti della perizia medico-legale ordinata dal procuratore. Chiuse ufficialmente le indagini, adesso, Mazzei intende procedere contro il ciclista di Formigine in sede penale, per violazione dell’articolo 9 della legge antidoping, che parla di alterazione dei risultati sportivi attraverso pratiche illecite. Riccò e il suo avvocato avranno però 20 giorni di tempo per presentare una memoria difensiva ed eventualmente presentarsi in tribunale per una dichiarazione spontanea. In caso di condanna, la carriera del Cobra, già ora sospeso dal ciclismo agonistico, sarebbe praticamente conclusa. Ma tutto ruoterà intorno alla perizia effettuata dagli specialisti della Medicina legale del Policlinico, anche se peserà molto quanto dichiarato e poi smentito dallo stesso Riccò al medico di guardia all’ospedale di Pavullo prima del trasferimento d’urgenza all’ospedale di Baggiovara. “Mi sono fatto una trasfusione col sangue che avevo conservato in frigorifero”, le parole che avrebbe pronunciato l’ex ciclista, riportate sul referto medico. Un’ammissione che gli ha probabilmente salvato la vita, ma che ora rischia di costargli la definitiva conclusione della carriera sportiva 


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