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Prosegue il ritiro di Carpineti per il Sassuolo. Già due partite disputate e vinte facilmente, ma anche due infortuni a Cinelli e Bruno

E adesso che si fa, eh? Iniziava così Arancia Meccanica, il più famoso libro di Anthony Burgess, da cui poi venne tratta la più celebre versione cinematografica di Kubrick. E adesso che si fa, eh Sassuolo? Suona più o meno così la domanda che circola in queste ore, rimbalzando tra la sede di Piazza Risorgimento e il ritiro di Carpineti. Che si fa dopo l’infortunio di Bruno che lo terrà lontano dai campi per ben due mesi? La parola chiave sono: opzioni e decisioni. E pure abbastanza rapide, per capirci. Alla faccia di un calendario che recita 26 luglio e che ti fa supporre che sia ancora molto presto. E invece, niet. L’intervento a Bruno, apparentemente banale nel suo essere artroscopico, nasconde un recupero di due mesi. Ergo, si dovrà lavorare senza bomber per tutto il precampionato, senza riferimento centrale del 4-3-3 cioè, con tutto il rispetto del mondo, mica un terzino qualunque. La posizione del terminale centrale nel concepimento di un 4-3-3 è chiave e con Bruno, ahimè Sasà, non si pottrà proprio lavorare prima della giornata uno. E adesso che si fa, eh? Facile, si torna sul mercato. Il ruolo di punta centrale neroverde spettava, in un mondo ideale, a Bruno e Falcinelli. Il vecchio mago dell’area e il giovane apprendista. Con Martinetti palesemente fuori dai piani societari in procinto di fare le valigie destinazione LegaPro ambiziosa, leggi forse Frosinone. Piani mutati dacché non viviamo proprio in un mondo ideale senza infortuni. Martinetti mentalmente non più un oggetto neroverde da tempo, e Falcinelli non è un prima punta nell’accezione Bruno del termine. Quindi spazio alla contrattazione. Prima punta di valore assoluto o sostituto e niente più, questo il dilemma. Buona, decisamente buona, la seconda. Per intenderci, più un Plasmati della situazione che un Mastronunzio. Traduzione: qualcuno che porti avanti la baracca in attesa del rientro del padrone del posto. Cioè Bruno. E adesso che si fa, eh?   


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