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Riccardo Riccò continua a far parlare di sé. Mentre nell’autobiografia dello scozzese Millar si racconta della sua abilità nell’iniettarsi sostanze proibite, il formiginese ha avuto il via libera per tornare a correre.

Riccardo Riccò risale in sella alla bici, pronto a correre. Lo farà con la maglia della Meridiana, squadra italiana ma con licenza croata che lo aveva contattato nelle scorse settimane. A dare il via libera al ciclista formiginese è stata l’Unione Ciclistica Internazionale, che ha registrato il tesseramento del ciclista formiginese per il nuovo team. Una svolta che arriva dopo che lo scorso 6 febbraio Riccò era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di Pavullo per un blocco renale, dichiarando, secondo il medico del pronto soccorso, di aver praticato un’autoemotrasfusione poi negata dal corridore nelle settimane successive. Per quell’episodio gli è stata contestata la seconda violazione della normativa antidoping, dopo la squalifica del 2008, quando al Tour de France era risultato positivo al Cera. Nonostante sia stato convocato e ascoltato dalla Procura del Coni, gli atti della Procura della Repubblica di Modena non sono mai arrivati a Roma, rallentati dalla morte di Giovanni Beduschi, incaricato di analizzare il caso. In attesa di sviluppi, Riccò non è stato sospeso, ed ha pagato per ora soltanto con il licenziamento da parte della Vacansoleil. L’accordo con la Meridiana e il via libera dell’Uci potrebbero permettergli quindi di prendere parte al Giro della Serbia, da lunedì 13 a domenica 19 giugno. Intanto nella sua autobiografia il ciclista scozzese David Millar ha definito Riccò come “il più sospetto di qualsiasi corridore mai incontrato”. “E nonostante avesse solo 22 anni – si legge nel libro – aveva una totale dimestichezza con gli aghi. Prima delle grandi corse – dice Millar – si sedeva sul bus della squadra e si iniettava le sostanze”.


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