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24 mesi di squalifica e non 20 come chiesto dalla Procura. Il tribunale nazionale antidoping del Coni non ha fatto alcuno sconto al ciclista di Formigine, trovato positivo all’Epo nel corso del Tour de France.

La scure dell’antidoping su Riccardo Riccò, 24 mesi di squalifica, più di quelli richiesti dal procuratore Torri. Una stangata. “Per dare un segnale a tutto il ciclismo”, come ipotizzano i legali del formiginese o per quello che si leggerà tra 30 giorni nelle motivazioni della sentenza, stavolta, è stato il “cobra” ad essere morso. Per due anni, dal 31 luglio 2008, giorno della sospensione provvisoria, sino al 30 luglio 2010, Riccò dovrà dire addio al sogno di diventare uno dei grandi del ciclismo. Tutta colpa del doping. Di quella scorciatoia maledetta che troppi ragazzi di talento scelgono di percorrere, mal consigliati. 18 mesi per l’uso dell’epo di ultima generazione, riscontrata in due controlli allo scorso Tour de France, 6 per la frequentazione del medico Carlo Santuccione, inibito a vita dalla giustizia sportiva. La somma, fatta stamattina dal Tribunale nazionale antidoping, fa 24 mesi, più dei 20 chiesti lunedì scorso dalla Procura che aveva tenuto conto della collaborazione data dall’atleta. E invece no. Una sentenza choc per Riccò, uscito dall’udienza, visibilmente scosso: “Sono deluso e amareggiato – ha commentato – Ho sbagliato ed è giusto che paghi, ma mi aspettavo una maggiore comprensione”. Stupiti anche i legali modenesi del ciclista, gli avvocati Alessandro Sivelli e Valeria De Biase, che adesso stanno valutando di ricorrere al Tas di Losanna. La decisione ufficiale sarà presa solo dopo la lettura delle motivazioni, ma il ricorso al Tribunale arbitrale dello sport sembra inevitabile. “Siamo sconcertati – commenta l’avvocato Sivelli – la lealtà non è stata premiata. Se Riccò, invece, di collaborare avesse taciuto, avrebbe ottenuto lo stesso risultato”. E proprio questo è il nodo per capire l’intera vicenda. Quale deve essere il livello di collaborazione che un ciclista deve dare per ottenere uno sconto? Basta la piena confessione? Il tribunale antidoping, oggi, per la prima volta ha detto di no. Ma l’ultima parola spetterà al Tas di Losanna.


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