in:

Riccardo Riccò ha ammesso di essersi dopato al Tour de France. “Dopo il Giro ero stanco” si è giustificato. Verrà deferito al tribunale nazionale antidoping, la sentenza arriverà prima dell’inizio delle Olimpiadi. E’ possibile che il ciclista abbia uno sconto sui due anni di squalifica previsti.

“Ho confessato per liberarmi di un peso, ma voglio dire a tutti che prima del Tour ho sempre vinto con le mie gambe”. Così Riccardo Riccò, ai giornalisti, all’uscita dello Stadio Olimpico di Roma, dove è stato interrogato dalla Procura del Coni. Il ciclista formiginese, sentito dal procuratore Ettore Torri per circa un’ora, ha ammesso di aver fatto uso del Cera, Epo di terza generazione, prima di partire per il Tour de France. La sostanza era stata individuata nei controlli antidoping eseguiti dopo la tappa di Cholet. “L’errore è stato soltanto mio, un errore di gioventù” ha precisato Riccò, che ha giustificato il suo ricorso all’Epo con la stanchezza avvertita dopo il Giro D’Italia. Il “cobra” ha rinunciato quindi alle controanalisi, lanciando però una stoccata al sistema antidoping: “La sostanza che ho assunto – ha detto – dura un mese, mentre solo due controlli sono risultati positivi. Avrebbero dovuto esserlo tutti.” Il campione non dice dove se l’è procurata “C’è un procedimento in atto”. Con una punta di rammarico, si definisce ora un “modello sbagliato” per chi ha seguito la sua vicenda con passione, e dice di essere dispiaciuto per i suoi compagni che rischiano il lavoro, anche se, si sfoga”la cosa che mi ha ferito di più è stata l’ipocrisia nell’ambiente del ciclismo”. Ora Riccò rischia due anni di squalifica. In virtù della sua sincerità potrebbe esserci per lui uno sconto di pena da parte del Tribunale Antidoping. La sentenza è attesa prima delle Olimpiadi.  


Riproduzione riservata © 2016 TRC