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Dopo il crac del presidente Tudini, il basket di vertice a Modena rischia di scomparire ancora: dopo Burghy e Menestrello tocca ora alla Sati Trading fare i conti coi fantasmi del fallimento.

La quiete dopo la tempesta arriva. Anzi, è già arrivata. Dopo il ciclone-Tudini, dopo la tempesta finanziaria che minaccia di spazzare via quel briciolo di basket modenese a medio-alto livello, Modena si lecca le ferite e fa la conta dei danni dopo il tornado più violento della sua storia a spicchi recente. Il film Sati Trading, una commedia poi un thriller sportivo poi un disaster movie, porta la regia di Flavio Tudini, di professione presidente appassionato, un po’ spendaccione con un passato nel basket bolognese. Tudini, coinvolto anche grazie alla passione e alla voglia del Comune di Modena di riportare il basket in città, accetta di trasferire qui, sotto la Ghirlandina il suo progetto di basket City. Lo fa allestendo una squadra che in un anno costa all’incirca intorno al milione di euro, una formazione che fatica sul campo ma che regala il lieto fine di una salvezza. Questa è storia, da qui in poi invece entra in scena l’attualità e il lieto fine che non c’è, o almeno non sembra esserci ad ora. Il buco di cinque milioni di euro, causato soprattutto dalla passione del Tudini per il basket, dice lui, e dallo sperpero degli anni bolognesi, dicono altri. La cronaca però parla di una società realista, quel che resta della Sati Trading, e di un Comune, quello di Modena, che incontrerà la società per cercare una via d’uscita. In soldoni, nuovi acquirenti che possano tentare di allestire una squadra. Il settore giovanile, leggi Scuola Basket Modena, non si tocca. E’ un altra cosa. C’era, c’è e ci sarà. Non è lì il problema. Ma il presente e il futuro di un movimento lo fanno anche i vertici, quei vertici che a Modena rischiano di azzerarsi come in passato. Sembra un film, ma il lieto fine proprio non si vede.


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