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CICLISMO. Il ciclista formiginese della Saulnier Duval non riesce nell’impresa impossibile di battere Contador a cronometro e termina il Giro D’Italia al secondo posto della classifica generale.

Era una mission impossible e come tale andava considerata. Scongiuri a parte, sorprese a parte, non era realistico neppure pensare che Riccardo Riccò potesse arrivare avanti ad Alberto Contador nei trenta chilometri della cronometro di Milano. E la differenza c’è tutta nel passo tra Contador e Riccò in una specialità tutta a parte rispetto al ciclismo di gruppo. Una differenza scavata dal minuto e cinquantatre incassato dal Cobra a cronometro, un distacco che però lo mantiene al secondo posto della generale. Un secondo posto che è impreziosito dalle vittorie di Tivoli e Agrigento, due perle incastonate in un giro quasi perfetto, e dalla maglia bianca di vincitore della classifica dei giovani. E il quasi è figlio di una squadra, la Saulnier Duval, troppo debole per garantire copertura a Riccò. Ieri, un esempio per tutti, sul Gavia si è vista troppo la differenza di azione tra l’Astana, che ha spedito il gregario Colom in fuga, pedina decisiva, e la Saulnier, che invece ha lasciato il solo Riccò allo scoperto senza compagni negli ultimi cento chilometri. Il Giro è fatto individuale, ma senza squadra è praticamente impossibile riuscire a vincerlo. E i rimpianti, assolutamente non concessi oggi, vengono soprattutto da qui: cosa sarebbe stato se l’unico gregario di lusso di Riccò, Leonardo Piepoli, fosse stato presente su Gavia e Mortirolo?Non lo sapremo mai, ma quel che è certo è che oggi, domenica primo giugno 2008, quel podio milanese significa che Riccardo Riccò non è più un giovane, una promessa, un divenire ma è una realtà. E con questo viene il difficile. Confermarsi (e migliorarsi) è la parola del domani, quella che dovrà suonare nelle orecchie di Riccardo Riccò domattina. Ora gli occhi sono su di lui e muoversi sotto i riflettori può far girare la testa.


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