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Nell’ultima settimana un aumento delle regolarizzazioni, ha detto l’assessore regionale. Ma nel riminese trasferiti due bimbi con genitore immunodepresso

In Emilia-Romagna “nell’ultima settimana abbiamo assistito a una corsa alla regolarizzazione che ci fa sperare” che i numeri di bimbi non ammessi alla scuola d’infanzia perché non vaccinati siano “molto al di sotto di quelli che si leggono sui giornali”. Lo afferma Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna a margine della presentazione della Race for the cure a Bologna a Palazzo d’Accursio. “Non sappiamo con precisione – ha detto – quanti sono rimasti fuori. Abbiamo l’anagrafe vaccinale, ma non quella dei bimbi che frequentano i servizi educativi. Alcuni hanno appuntamenti fra 10 giorni. Aspettiamo, ma dal giorno dopo non si entra più”. “Ai genitori abbiamo dato quasi due anni di possibilità di formarsi, di prendere appuntamenti e di fare colloqui” per vaccinare i propri figli, ma “alla fine le decisioni si devono prendere nel rispetto di famiglie che in questi anni hanno fatto convintamente un gesto per i propri figli e un atto di responsabilità per altri che non possono vaccinarsi e non possono stare in nidi e materne dove ci sono bimbi che non si vaccinato. La politica deve arrivare a una decisione”. Intanto però si apprende che due fratelli che frequentano una scuola elementare nel riminese, figli di una persona immunodepressa, hanno dovuto cambiare scuola per “colpa dell’alta concentrazione di compagni di classe non ancora vaccinati”. Lo segnala il consigliere regionale Pd Giorgio Pruccoli. “Non può ammalarsi, perché rischia la vita. Per questo la famiglia aveva chiesto espressamente alla scuola di mettere i figli, regolarmente vaccinati, in classi dove fossero presenti solo bambini vaccinati”. Ma nonostante gli incontri tra dirigente scolastico e la famiglia, alla fine i due bambini si sono ritrovati con compagni non vaccinati. “A quel punto, a malincuore – racconta Pruccoli – la famiglia è stata costretta a a ritirare i due figli e a iscriverli in un’altra elementare in un comune vicino”, ma comunque a chilometri da casa”.


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