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Questionario sulla “Percezione del rischio connesso all’utilizzo degli antibiotici e dei vaccini”, sottoposto dall’Università di Parma ai suoi studenti

I vaccini possono prevenire il cancro? Somministrare più vaccini nella stessa seduta è rischioso? Quando si deve assumere un antibiotico? Che cos’è l’antibiotico resistenza? Gli animali contribuiscono o no al fenomeno dell’antibiotico resistenza? Sono solo alcune delle domande contenute nel questionario sulla “Percezione del rischio connesso all’utilizzo degli antibiotici e dei vaccini”, sottoposto dall’Università di Parma ai suoi studenti.

Al questionario, ideato e realizzato dai docenti dell’Università di Parma Simone Bertini, Andrea Summer e Carlo Calzetti, hanno risposto 2229 studenti, il 9,07% dell’intera popolazione studentesca dell’Università di Parma. Le risposte, date in forma anonima ma con riferimento al corso di studio e all’età, forniscono un’immagine della percezione del rischio negli studenti iscritti nei più diversi corsi di studio dell’Ateneo.

Alla domanda: “l’utilizzo di un antibiotico è consigliato”, l’80,80 % ha risposto in modo corretto, vale a dire “nelle infezioni batteriche”, risultato pressoché analogo alla terza domanda: “la terapia antibiotica al domicilio va sospesa”, dove la percentuale di risposte esatte si attesta al all’81,29% (“secondo la prescrizione del Medico”). Questi risultati sono – riteniamo – ulteriormente migliorabili con una sensibilizzazione maggiore nell’opinione pubblica, negli studenti e nei liberi professionisti (uno degli scopi del questionario). Una maggiore informazione porta ad un minore consumo dell’antibiotico, rendendolo utile solo quando necessario e contribuendo alla diminuzione del rischio dell’antibiotico resistenza.

Il problema dell’antibiotico resistenza sembra conosciuto dagli studenti universitari di UNIPR, in quanto ben il 93,05% ha risposto correttamente (“la resistenza batterica nei confronti degli antibiotici”) alla domanda: “il fenomeno dell’antibiotico resistenza è”. Risultato analogo si è avuto con la percezione del rischio, evidenziata dalla domanda: “l’insorgenza dell’antibiotico resistenza è”, alla quale il 92,3% ha risposto correttamente (“un fenomeno in crescita”). Proprio perché la popolazione studentesca ha ben presente il problema, riteniamo fondamentale insistere nel proporre un’informazione corretta e aggiornata, scevra da quei proclami e quei toni che nulla aggiungono alla percezione del rischio, ma che possono contribuire a confondere le acque.

Molto buona anche la percentuale di risposte corrette alla domanda: “quando si deve assumere un antibiotico?”, dove il 96,77% risponde “dietro prescrizione medica”. Il dato è estremamente interessante e il commento positivo, se pensiamo che lo sforzo della comunità scientifica umana e veterinaria è quello di limitare l’utilizzo complessivo degli antibiotici, cosa che può avvenire soltanto se si evitano casi di “automedicazione” tanto inutili quanto improvvidi.

Più difficile l’interpretazione del dato relativo al fenomeno dell’antibiotico resistenza connesso al mondo animale; da una parte abbiamo un plebiscito di risposte esatte (99,37%) sul fatto che la terapia antibiotica nell’animale debba seguire la prescrizione del Medico Veterinario, ma il problema viene comunque sottovalutato nella sua importanza e gravità, perché il 18.80% della popolazione che ha risposto al questionario ritiene che gli animali non contribuiscano al problema dell’antibiotico resistenza e un 20,46% non ritiene importante l’utilizzo di antibiotici esclusivi per le specie animali. Questa dicotomia non è corretta, in quanto il mondo animale (allevamento, produzioni, nonché cura e benessere delle popolazioni animali) deve ovviamente poter disporre di cure antibiotiche, ma cercare di limitare pericolosi punti di contatto con il campo umano nella scelta terapeutica dei vari principi attivi, onde evitare di rendere inefficaci gli antimicrobici per determinate patologie considerate “critiche” nell’uomo. Non è un caso se la comunità scientifica sta caldamente raccomandando un utilizzo prudente e razionale degli antibiotici, possibilmente cercando di distinguere quelli per uso umano da quelli per un utilizzo nel mondo animale.

Il maggior numero di risposte non corrette lo abbiamo riscontrato sulla domanda: “durante una terapia antibiotica al domicilio è bene associare:”; soltanto il 30,69% ha risposto “una buona idratazione”, mentre il 53,07% ha risposto erroneamente “gastroprotettori” e altrettanto erroneamente il 16,24% ha risposto “vitamine”. La leggenda metropolitana che lo stomaco vada protetto dall’azione degli antibiotici purtroppo è accettata anche da molti medici. L’antibiotico per via orale spesso dà senso di pesantezza allo stomaco ma non ha nulla a che vedere con le ipersecrezioni acide. L’uso dei gastroprotettori addirittura spesso riduce l’assorbimento dell’antibiotico compromettendone l’efficacia. Anche per le vitamine si può parlare di una consuetudine, ma non di un dato scientifico.

Altrettanto problematico il quesito: “somministrare più vaccini durante la stessa seduta”, dove circa la metà (51,86%) delle risposte è esatta (“non comporta rischi ulteriori”), ma ben il 37,42% ritiene che “non assicura l’adeguata risposta ad uno o più dei vaccini somministrati” e il 10,72% ritiene che “aumenta i rischi di danno d’organo”; è infatti assodato come la somministrazione di più antigeni in contemporanea rafforzi la risposta immunitaria a ciascun antigene. Tranne casi particolari, ben conosciuti e quindi evitati (esempio vaccini con caratteristiche diverse come quelli anti-pneumococco), la somministrazione contemporanea non comporta alcun problema sulla risposta. Gli eventuali danni d’organo, che rientrano tra gli effetti indesiderati che si conoscono per ogni vaccino, non dipendono dalla contemporaneità della somministrazione.

Infine, anche sulla domanda: “i vaccini possono prevenire il cancro”, solo il 43,47% ha risposto correttamente (“solo alcuni”), mentre per il 52,62% la risposta è categorica (“no”) e per il 3,9% la risposta è invece “si”. Questo risultato era abbastanza prevedibile. Che alcune malattie ad eziologia virale possano determinare il cancro non è un elemento di comune conoscenza: se l’infezione viene superata gli esiti a lungo termine vengono raramente considerati. Crediamo che valga la pensa sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica su quanto l’epatite B determini l’epatocarcinoma, ma soprattutto come i papova virus causino il carcinoma della cervice uterina ed il carcinoma anale. Quest’ultimo punto deve essere oggetto di una forte campagna informativa, cosa peraltro già intrapresa dalla Regione Emilia-Romagna. Il vaccino anti Papova non serve per evitare i “fastidiosi condilomi” ma il cancro, messaggio che deve poter arrivare non soltanto alla popolazione eterosessuale.

Come ulteriore commento generale, era abbastanza prevedibile che il questionario “appassionasse” di più gli studenti appartenenti a Corsi di Studio riconducibili a materie scientifiche (l’81,43%), anche se non è affatto disprezzabile il dato relativo alle materie umanistiche (18,57%). In proposito, la parte del leone l’ha fatta il Dipartimento di Medicina Veterinaria, con il 29,15% di partecipanti (sul totale degli iscritti ai vari CdS), seguita dal Dipartimento di Chimica con il 14,66%, dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti (12,02%) e dal Dipartimento di Medicina, con l’11,61% di partecipazione.

In compenso non si evince una particolare differenza fra il mondo scientifico e quello umanistico per quanto riguarda il punteggio totale di risposte esatte (8,43/11 per il mondo scientifico e 7,75/11 per il mondo umanistico), a testimonianza di come questi argomenti siano abbastanza trasversali e in grado di coinvolgere le diverse coscienze, indipendentemente dal percorso di studi intrapreso. Andando nello specifico, gli studenti appartenenti al Dipartimento di Medicina hanno la media più alta di risposte esatte (9,12/11), seguiti dagli studenti del dipartimento di Medicina Veterinaria (8,65/11) e da quelli del Dipartimento di Chimica (8,42/11). La “maglia nera” statisticamente parlando, tocca al Dipartimento di Economia (7,50/11).


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