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I dati modenesi sono preoccupanti: due i morti accertati per il virus West Nile. Morto anche un 76enne

I dati modenesi sono preoccupanti: due i morti accertati per il virus West Nile, 32 i casi di febbre confermata, 22 i pazienti a cui è stata diagnosticata la forma neuroinvasiva della malattia, 6 dimessi e 16 ancora ricoverati, alcuni in prognosi riservata, nelle strutture in Provincia di Modena. Le dimensioni della diffusione della febbre da virus del Nilo Occidentale sono state però silenziate a Modena fino a quando la famiglia di Graziano Gazzotti, una delle due vittime, ha deciso di rivelare la causa del decesso. Di lì, la comunicazione dell’ASL, che ha confermato anche una seconda vittima, un 76enne ricoverato nel reparto di Malattie Infettive del Policlinico per West Nile e morto durante il periodo di sorveglianza, con l’infezione classificata come concausa del decesso. La situazione fotografata dal comunicato per numeri e gravità ha spiazzato tutti, Comune compreso. Nemmeno le autorità cittadine, in testa il sindaco Muzzarelli in qualità di presidente della Conferenza Sanitaria territoriale, erano infatti state informate dei decessi e della diffusione del contagio. Un cortocircuito comunicativo – pubblico e istituzionale – apparentemente inspiegabile rispetto alle abitudini delle autorità sanitarie nazionali e degli altri territori coinvolti dal fenomeno. L’Istituto Superiore di Sanità già da fine luglio parla apertamente di epidemia da West Nile e i dati degli ultimi due mesi lo confermano: luglio e agosto 2018 hanno fatto registrare un numero record di casi, 49 e 97 rispettivamente, mentre nei cinque anni precedenti non si era mai andati oltre i 33 casi di agosto 2013.
Per tornare in Regione, a Ferrara, la provincia più colpita dall’epidemia di West Nile per numero di decessi, 7 quelli confermati, l’aggiornamento sui dati della diffusione del virus è pressoché quotidiano, col canale comunicativo tra autorità sanitarie, media e cittadini sempre aperto. A Modena no e suona fragile la giustificazione per cui non essendo il virus West Nile trasmissibile da persona a persona non sono previste azioni comunicative volte a ridurre il rischio del contagio. Dal bollettino pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, dati aggiornati al 6 settembre, Modena risulta la seconda provincia in Italia per casi di febbre confermata (32, peggio solo Padova con 47): il comunicato dell’ASL sottolinea che le uniche misure efficaci per evitare i rischi connessi all’infezione, già più volte comunicate, sono quelle di protezione individuale dalle punture di zanzara. Ma visti i dati record del West Nile in questa estate 2018, un aggiornamento più puntuale e trasparente sarebbe stato utile per tutti.


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