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Raddoppiare i contratti di formazione destinati agli specializzandi in medicina.

Se è vero che arriveranno a mancarne 11.800 in meno di cinque anni, l’urgenza di intervenire è comprensibile. Parliamo dei medici di base, categoria fondamentale per il benessere dei cittadini ma che in un caso su tre lascia la professione prima dei limiti di età, preferendo il prepensionamento o il passaggio al settore privato. Una razza in via d’estinzione, gridano le sigle di tutela della categoria, secondo cui i medici dei servizi sanitari di base “scompariranno”, mentre gli igienisti si ridurranno del 93%, i patologi clinici dell’81, e internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori saranno sostanzialmente dimezzati. Rischio che ha spinto la Regione Emilia-Romagna a una decisione drastica: quella di raddoppiare i contratti di formazione destinati agli specializzandi in medicina. Nel 2017 erano 52, oggi sono 100: “un impegno straordinario per un problema di portata nazionale” ha commentato l’assessore regionale alla sanità Venturi, auspicando un aumento corposo anche in quelli di nomina ministeriale che già crescono del 10%, per un totale di 735 contro i 671 precedenti – vale a dire 66 specializzandi in più. L’obiettivo primario è convincere più medici a restare nel settore pubblico, dato che oggi uno su quattro punta direttamente al privato. Ma le manovre di stimolo avvengono anche alla radice: i posti messi a disposizione per il corso triennale in medicina generale sono aumentati del 70% in tre anni, arrivando a 100 posto complessivi, con conseguente aumento anche delle borse di studio dedicate. Nella fase di specializzazione inoltre la Regione ha deciso di privilegiare le mansioni gravemente carenti: medicina d’emergenza urgenza, anestesia e rianimazione, pediatria, per un totale di 90 contratti in tutto.


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