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La neo senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo, in visita al centro di medicina rigenerativa di Modena “Stefano Ferrari”

Definisce l’impegno in Parlamento “un’esperienza affascinante”, utile per poter contribuire con la materia che le è propria, la scienza. La senatrice a vita Elena Cattaneo ha visitato il Centro di Medicina Rigenerativa di Modena “Stefano Ferrari”, l’occasione per incontrare i colleghi ma soprattutto gli studenti per una lezione sulla malattia di Huntintong, che la biologa studia da oltre 20 anni. Cattaneo è abituata alla medicina basata sulle prove e sul caso Stamina taglia corto, è una truffa scientifica: “Nella scienza noi parliamo di prove, se le prove non esistono allora siamo nel campo delle illusioni, di un inganno in questo caso somministrato a persone molto esposte”. E’ recentissima la polemica con gli animalisti dopo la votazione in Parlamento della legge sulla sperimentazione animale che, dice, “fermerà ogni sviluppo nella ricerca biomedica”.

51 anni, una ricca carriera accademica, un cervello rientrato in Italia, “sulla ricerca nel nostro Paese si investe poco”. L’invito è a non sprecare il talento dei giovani. Un paese che ama e che ha punti di eccellenza come il centro di Medicina rigenerativa, “un faro della ricerca sulle cellule staminali”. Il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio è stato inaugurato nell’ottobre del 2008, una struttura all’avanguardia a livello internazionale dedicata alla ricerca avanzata sulle cellule staminali epiteliali e alle loro applicazioni cliniche. Qui non si crea l’uomo bionico, ma si curano con le cellule staminali malattie e lesioni delle cornee. La terapia sulla cornee ha fatto scuola nel mondo: sono già più di 300 i pazienti trattati in Italia, arrivati anche dall’estero. Il Centro di Medicina rigenerativa è diretto dal professor Michele De Luca. Nato grazie alla collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Università, il Centro di via Gottardi ospita un’ottantina di ricercatori, impegnati in quattro gruppi di ricerca.


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