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Lo ha detto intervenendo a margine di un convegno. Nessun presidio ospedaliero dovrà chiudere

“Il taglio dei letti negli ospedali dell”Emilia-Romagna non sarà così drastico come previsto dalla spending review. Ma alcune centinaia di posti andranno comunque persi, cancellando reparto per reparto quelli che più spesso restano vuoti”. lo ha detto Carlo Lusenti, assessore regionale alla Sanità, chiarendo quale strada la Regione ha deciso di imboccare. “Dalla spending review, che abbassa i parametri dei posti letto, abbiamo un esubero di circa 2 mila posti letto – ha spiegato Lusenti, a margine di un convegno sulla riforma del servizio sanitario regionale – ma contiamo di riorganizzarli”. Una parte del taglio, circa 600 posti letto, sarà recuperato quando a livello nazionale sarà definito il riequilibrio di posti in base alla mobilità dei pazienti. E l’Emilia-Romagna “è la prima regione per import positivo”, ha sottolineato Lusenti.

 

 

Una seconda parte del taglio e”è già stata tamponata, ad esempio trasformando i posti letto di day hospital medico in day service, che “per i cittadini non cambia nulla mentre non vengono conteggiati tra i letti ospedalieri”. Un’altra parte ancora del recupero dei posti letto “passa dagli ospedali di comunità”, che hanno posti letto di riabilitazione o di lungodegenza che non entrano a loro volta nel conteggio dei letti ospedalieri. Infine, chiarisce Lusenti, “punto per punto andremo a fare uno sforzo ulteriore di efficienza, andando a limare in modo chirurgico quei posti letto che non sono occupati o sfruttati in modo efficiente”.

 

Si tratta di “qualche centinaia in tutta la regione- assicura l’assessore – una riduzione indolore”. Il capitolo della riforma sanitaria in Emilia-Romagna che fa pero” piu” discutere e” la riorganizzazione degli ospedali. Ma su questo Lusenti e” chiaro: “Non dobbiamo chiudere nessun presidio ospedaliero”.

In buona sostanza, ognuno dei 38 distretti socio-sanitari avrà “un ospedale di riferimento”, per le prestazioni più importanti e specializzate. “Poi ci sono gli ospedali minori – spiega Lusenti – che restano ma devono adeguarsi in termini di offerta a una funzione e a bisogni diversi”.


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