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Protesta a sorpresa della Lega nord che oggi ha sventolato la bandiera della Catalogna nell’aula dell’Assemblea legislativa

Protesta a sorpresa della Lega nord che oggi ha sventolato la bandiera della Catalogna nell’aula dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Il blitz, che ha provocato la sospensione della seduta, è avvenuto durante l’intervento del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini sulla questione dell’autonomia. I consiglieri del Carroccio hanno mostrato anche vessilli “dell’Emilia e della Romagna”, che la Lega vorrebbe divise ed autonome attraverso un referendum. “Se lo rifate vi devo espellere”, ha avvertito la presidente dell’Assemblea, Simonetta Saliera. Ma ad intevenire è anche lo stesso governatore alla ripresa dei lavori: “Visto che ci era stato chiesto più tempo per approfondire mi dispiace ci si lasci andare a queste manifestazioni”. Che continua: “Noi non siamo per dire no alla Romagna – chiarisce poi – ma per dire sì all’Emilia-Romagna, oggi una delle locomotive di questo paese”. Emilia e Romagna autonome tra loro “diventerebbero immediatamente più deboli. Mi pare una idea legittima, ma surreale nel mondo di oggi”, sottolinea ancora Bonaccini, secondo il quale invece si tratta di “diventare più forti” con una maggiore autonomia. Ma la Lega nord aveva già definito “carta igienica” la proposta della giunta. Bonaccini assicura inoltre che se il processo di riforma arriverà in fondo non ci saranno nuove tasse per gli emiliano-romagnoli. “Chiederò l’incontro col Governo un minuto dopo l’approvazione, per discutere nel merito”, assicura infine il governatore.

Più autonomia per l’Emilia Romagna: dopo il via libera della Giunta regionale sul documento di indirizzo, che avvia il percorso previsto dall’articolo 116 della Costituzione, il governatore Stefano Bonaccini ha illustrato i punti del testo in Assemblea che vorrebbe portare al presidente del Consiglio. Obiettivo: rafforzare l’autogoverno del sistema territoriale per gestire direttamente, con risorse certe, politiche e provvedimenti in materia di lavoro, sanità e welfare, ambiente e territorio. La strada scelta da viale Aldo Moro è diversa da quella dei governi di Lombardia e Veneto, che sull’autonomia hanno in calendario il 22 ottobre il referendum.

«Se Stefano Bonaccini non andrà a Roma per ottenere l’autonomia sulle 21 competenze di cui parlano gli articoli 116 e 117 della Costituzione, parliamo di cose diverse. Non c’è traccia di vero federalismo e autonomia fiscale nelle proposte del Pd». Liquida senza tanti giri di parole la proposta del Partito Democratico e della giunta, in aula, il capogruppo regionale della Lega Nord, Alan Fabbri. «La risoluzione annacquata della maggioranza – continua – fornisce a Stefano Bonaccini unicamente una delega per andare a trattare con il Governo centrale su una manciata di competenze che, in parte, la Regione ha già. Niente a che vedere con quello che stanno perseguendo i governatori Zaia e Maroni in Veneto e Lombardia: l’Emilia-Romagna porta avanti una risoluzione pasticciata, che non porterà da nessuna parte». Fabbri snocciola poi alcuni dati: «L’Europa si interroga sulla richiesta di una maggiore autonomia o indipendenza della Cataloga, che ha un residuo fiscale di 8 miliardi di euro, ma in Emilia-Romagna (secondo i dati della Cga di Mestre) il residuo è di ben 15 miliardi. Giusto, dunque, conservare qui le risorse che servono per il rilancio del nostro territorio».


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