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L’esecutivo ha pianificato le consultazioni aperte, di partito o coalizione, in vista delle elezioni della prossima primavera. In gioco 39 Comuni della provincia, tra cui cinque oggi non amministrati dal Pd

Primarie per tutti il 23 febbraio sul “modello Bologna”. L’esecutivo Pd di Raffaele Donini ha varato ieri sera la road map in vista delle elezioni della prossima primavera (in gioco 39 Comuni della provincia, tra cui cinque oggi non amministrati dal Pd). Il documento, che sarà presentato alla direzione provinciale di lunedì sera, prevede primarie aperte (a scelta dei Pd locali: o di partito o di coalizione) per tutti i candidati sindaco, uscenti compresi, sul modello di quelle che videro sfidarsi sotto le Due Torri Virginio Merola, Amelia Frascaroli e Benedetto Zacchiroli.

 

In sostanza, non solo per partecipare al voto basterà dichiararsi elettori del Pd ma anche per candidarsi basterà raccogliere un certo numero di firme fuori o dentro il partito. Il numero di sottoscrizioni sarà parametrato agli abitanti dei singoli municipi: per esempio per candidarsi a Casalecchio, uno dei Comuni più grandi al voto, serviranno circa 500 firme. In questo modo il Pd intende attirare figure autorevoli dell’hinterland bolognese da candidare nei Comuni, non necessariamente iscritte al Pd.

 

Entro il 10 gennaio i Pd locali dovranno decidere se tenere le primarie di partito o di coalizione, poi dal 18 al 31 gennaio ci sarà la raccolta delle firme per le candidature. Non saranno costretti a passare per le primarie solo quei sindaci al secondo mandato che avranno l’ok del 70% delle assemblee territoriali. Questo significa che con ogni probabilità le primarie ci saranno ad esempio a Castenaso, Argelato, Zola e Galliera mentre non si faranno a Pianoro e Calderara e probabilmente nemmeno a San Giovanni in Persiceto.

 

Per quanto riguarda le candidature alle europee, invece, il Pd di Bologna spedisce un sollecito alla direzione nazionale perchè definisca al più presto un criterio di selezione valido per tutti: qui le primarie sono rese più complicate da circoscrizioni interregionali, che nel caso dell’Emilia-Romagna abbracciano anche il nordest. “Un primo passo di questa tanto vituperata segreteria d’apparato che d’apparato non è”, si toglie un sassolino fastidioso Donini traendo un bilancio della prima seduta.

 

“Abbiamo cominciato bene, confrontandoci sui contenuti senza più le casacche del congresso che si è appena concluso. Abbiamo cominciato a lavorare in un clima molto positivo, riconoscendoci all’unanimità nella proposta che proporremo alla direzione. Mi ha fatto piacere – afferma ancora Donini – che la discussione non abbia risentito delle appartenenze alle diverse mozioni ma sia stata degna di un gruppo dirigente. Questa squadra è già oltre il congresso e di fatto propone un modello molto aperto, partecipativo e innovativo” nella selezione dei candidati. “Questo dà il segno di come questa federazione voglia continuare a promuovere innovazione e partecipazione nell’attività del partito”.


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