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In Regione è primo Cuperlo per meno di un punto percentuale. Il sindaco di Firenze prevale in 7 province su 11 (dietro anche a Parma e Ravenna), ma la spunta a livello nazionale. Intanto l’ormai ex Pdl riparte dopo la resa dei conti

Il Pdl non esiste più, il Pd, anche in Emilia Romagna, sembra pronto ad affidarsi alle cure del “rottamatore” Matteo Renzi. In tre giorni si è consumata una piccola rivoluzione politica. Il caso più clamoroso riguarda il Pdl, con il ritorno a Forza Italia sancito nel consiglio nazionale di sabato e l’addio al partito dei fedelissimi di Alfano. Che sia una vera scissione, lo dimostrano le mosse di queste ore.

 

A Modena, ad esempio, il Nuovo centrodestra ha già una sede propria, quella storica dei centristi di via Sgarzeria 25. Al progetto hanno già aderito tutti i fedelissimi del Senatore Carlo Giovanardi, da stasera, quando è in programma la prima riunione, scopriremo, se altri si aggregheranno. Di sicuro il nuovo raggruppamento non avrà consiglieri regionali: nessuno, compresi i modenesi Andrea Leoni ed Enrico Aimi, ha infatti aderito.

 

Aria di cambiamento anche in casa Pd. In attesa delle primarie verità dell’8 dicembre, Matteo Renzi conquista l’Emilia Romagna, pur non sfondando. Il Sindaco di Firenze si è infatti imposto in 8 province su 11, ma ha ceduto il passo a Gianni Cuperlo a Modena, Bologna e Ravenna. E proprio Cuperlo, quando mancano 11 congressi nel ravennate, è in testa con 11.925 voti (43,6%). Stacca di un niente Matteo Renzi fermo a 11.576 voti (42,3%), più lontani Pippo Civati con 3531 voti (12,9%) e Gianni Pittella a 341 (1,2%).

 

In Emilia-Romagna hanno votato circa 27mila iscritti, poco meno di 3900 a Modena dove Cuperlo ha sfiorato il 44% dei consensi, con Renzi al 40,5% e Civati al 14,6%. A Bologna invece nei 140 circoli della federazione hanno votato 7.861 persone: Cuperlo ne ha presi 4055, pari al 51,87%. Renzi si è fermato al 35,36% (2.764 voti), terzo, più staccato, Civati con l’11,94% (933 voti). Pittella, infine, ha preso 65 voti, pari allo 0,83%. Ma questo, in casa Pd, è solo il primo tempo, o per meglio dire, il pre campionato. A sancire il nuovo segretario nazionale saranno i partecipanti alle primarie dell’8 dicembre, quando sono attesi 2 milioni di votanti contro i 200mila che hanno partecipato ai congressi.


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