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La lunga lettera con cui l’assessore ha annunciato le sue dimissioni

Il confronto che si è aperto in città non può essere ridotto a “problemi caratteriali” e di “metodo” e nemmeno ad una manichea e ridicola suddivisione politica tra “cementificatori” e “ambientalisti fanatici”.
In gioco c’è ben di più  e di molto più serio.
C’è in gioco una visione della Città e soprattutto c’è in gioco un approccio culturale che metta Modena nella condizione di superare questo momento che io considero drammatico.
Drammatico non certo perché il sottoscritto ha avuto un confronto duro con una parte del suo partito, ma perché le condizioni di benessere della nostra comunità stanno peggiorando con una rapidità di cui, mi permetto sommessamente di affermarlo, non si sta cogliendo appieno la gravità.
Voglio quindi tentare di chiarire con serenità e pacatezza quello che penso di Modena e quello che ritengo sia utile mettere a disposizione della nostra città.
Modena è una bella città, con standard di servizi eccellenti a livello europeo, ulteriormente incrementati negli ultimi dieci anni: basti pensare al verde, alla viabilità, alle piste ciclabili, agli spazi culturali e aggregativi, alla scuola, ai servizi sociali.
Il benessere economico e sociale raggiunto è il frutto del lavoro straordinario di imprenditori capaci, lavoratori, sindacati, uomini di cultura e menti illuminate. Ma è anche il frutto   di una capacità di governo che ha saputo valorizzare questi talenti e costruire un welfare universalistico e di alta qualità che ha consentito di distribuire la ricchezza in modo più equo. A ciò ha contribuito in modo determinante anche la straordinaria presenza  del mondo del volontariato sociale, sportivo e culturale.
La capacità di governare ha richiesto, in momenti critici della nostra storia, scelte coraggiose che hanno permesso  di  affrontare i cambiamenti con convinzione, pragmatismo e coerenza, gestendo gli inevitabili ostacoli senza farsene travolgere. Tutto ciò in una visione globale e collettiva che metteva insieme sviluppo e qualità ambientale, opportunità individuali e coesione sociale.   Modena come il resto del Paese è stata ed è tutt’ora pesantemente toccata dalla crisi economica mondiale iniziata dal 2008.
Registriamo qualche segnale positivo, anche se altalenante, solo grazie all’export.
Ciononostante la situazione occupazionale rimane drammatica e senza rapide e certe prospettive di soluzione. Nella nostra provincia sono oltre 40.000 le famiglie che subiscono le conseguenze della mancanza di lavoro: persone che hanno perso il posto, giovani che non lo trovano, dipendenti in cassa integrazione.
Un ulteriore elemento peggiorativo è dato dal taglio delle risorse agli enti locali e all’ Università, che obbliga Comuni ed atenei ad agire contemporaneamente sia sul fronte tariffario che su quello dei tagli, riducendo le loro capacità di intervento con pesanti ricadute sulla formazione, sull’innovazione, sulla salute, sui servizi sociali, sulla cultura e sugli investimenti. Ne pagano le conseguenze più pesanti in termini di qualità della vita, come sempre in questi casi,  le fasce sociali più deboli e i giovani.In questo quadro a Modena cosa occorre?
Occorre essere consapevoli che siamo di fronte ad una sfida epocale. Occorre riconoscere lucidamente che il benessere di cui abbiamo fino ad oggi goduto non sarà garantito nel futuro, ma va riconquistato giorno dopo giorno con un impegno tenace e congiunto di tutta la collettività.
Occorre un approccio culturale nuovo che senza indugi o freni conservatori metta in condizioni la città di ricercare, perseguire e utilizzare tutte le possibili opportunità di crescita economica.
Occorre che il faro dell’azione di governo sia quello di garantire lavoro ai giovani e alle future generazioni, come condizione indispensabile per costruire ricchezza e ridistribuirla con sagge ed efficienti politiche di welfare.
Occorre la coerenza che dia un senso alle parole e alle idealità enunciate con programmi e progetti concreti, affinché non rimangano vuoti slogan.
Occorre che il governo della città confermi il profilo di Modena città riformista, i cui assi di riferimento sono benessere economico, legalità e coesione sociale.  
Essere riformisti significa analizzare e cercare di capire i cambiamenti, cogliere i bisogni, saper individuare le risposte adeguate e perseguirle, costruendo il consenso necessario, ma con coerenza e altrettanta decisione e rapidità, ben sapendo che nessuno è portatore della verità assoluta.
Significa rappresentare un solido punto di riferimento per le famiglie, per i giovani e per le imprese che vogliono crescere, migliorare e innovare.
Essere riformisti significa rifiutare atteggiamenti di miope difesa dell’esistente, ancor più grave quando non si tratta di salvaguardare diritti, ma privilegi.
Essere riformisti significa non aver paura del nuovo. Significa alzare lo sguardo dalla gestione dell’oggi alla progettazione del futuro, cogliendo e creando tutte le occasioni che sappiano garantire benessere economico, siano esse nuove attività produttive o iniziative culturali. Richiede l’apertura mentale di chi non vuole subire i cambiamenti, ma gestirli con entusiasmo, passione, coraggio e capacità, mettendo nei progetti i propri sogni individuali e i valori collettivi.
Un moderno governo riformista deve superare le posizioni demagogiche e strumentali, frutto di appagamento sociale o di egoismi individuali che frenano il percorso verso il soddisfacimento dei diritti fondamentali e universali dei cittadini: il lavoro, la casa, l’istruzione, la salute. Qualcuno ironicamente l’ha definito “pane e mattone”, ma se con ciò si intende dare un futuro di lavoro e una casa ai giovani non mi offendo di certo.
Le necessarie alleanze politiche, che nessuno sottovaluta, devono essere basate non su approcci ideologici o generici programmi, ma su progetti chiari che nascono dai bisogni reali dei cittadini oltre che dai continui confronti con portatori di interessi.
Alleanze serie che si caricano sulle spalle la responsabilità della coerente gestione del programma e non cadano nella facile tentazione di cavalcare qualsiasi protesta per trarne dei momentanei ed effimeri consensi elettorali.
Questa è la politica alta che occorre a Modena e che rappresenta la tradizione di governo di questo territorio.
Credo che si debba rivendicare con orgoglio il buon livello raggiunto da Modena, che non appartiene solo a chi ha governato in questi anni; un patrimonio che rischia di essere eroso e  per questo si deve mettere in campo un progetto di futuro per una moderna città europea, giovane e aperta. Modena deve essere ancora una volta città delle opportunità e del cambiamento.
Questo è l’impegno che deve unire intorno al nostro Sindaco, nei due anni di legislatura che rimangono, le migliori forze della nostra città, in uno sforzo comune per affrontare le terribili sfide che abbiamo di fronte. 
Io non farò più parte della sua Giunta.
Lo decido io per porre fine ad una discussione avvelenata e distruttiva.
La stima, l’amicizia e l’affetto che ho per Giorgio mi impongono di non costituire per lui un problema.
L’amore che ho per la mia città mi impone di farmi da parte per riportare serenità nel confronto politico.
Auspico che così il dibattito passi dalle ridicole considerazioni sul mio carattere al merito dei progetti che servono ai modenesi.
I progetti che io ho proposto per lo sviluppo della nostra economia e della città non sono stati considerati condivisibili dalla maggioranza. Ne prendo atto e auguro sinceramente che ne siano individuati di migliori.
Ma bisogna fare in fretta perché i problemi sono drammatici e i bisogni delle imprese e delle famiglie non possono aspettare i tempi interminabili della politica che non decide mai.
Sono stato spesso accusato di voler decidere troppo rapidamente, confondendo la necessità di dare risposte in tempi logici con l’”arroganza decisionista”.
Mi spiace ma questo modo di fare politica non mi appartiene.
Quando torno a casa alla notte convinto che avrei potuto fare di più per dare risposte ai bisogni dei modenesi che sono in stato di sofferenza, sto male, sto fisicamente male e non riesco a sopportarlo.
Mi rendo conto di essere politicamente rozzo, di avere pensieri basici e progetti eccessivamente concreti.
Non lo dico con ironia. Ho considerazione per chi ha capacità politiche che io non possiedo.
Sono stato solo un assessore che ha cercato di realizzare coerentemente e con passione il programma del Sindaco, credendo così di servire la città.
Se in qualcosa ho sbagliato me ne scuso con i cittadini ma, credetemi, nel mio lavoro ci ho messo l’anima.
Non sono un uomo per tutte le stagioni e non posso lavorare a cose alle quali non credo. Lo farei da impiegato demotivato e per occupare un posto. Non è roba per me.
Torno serenamente da dove sono venuto, al mio lavoro, alla mia professione, da semplice cittadino che tifa per la sua città.
Infine un ringraziamento ai tanti giornalisti che mi hanno dovuto sopportare in questi anni. Cerco di ricordare solo i momenti belli e le tante cose fatte per Modena.           Daniele Sitta       


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