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Terremoto nella Lega Nord in seguito all’inchiesta sul tesoriere Belsito e sui finanziamenti ai familiari del leader

Dopo Berlusconi, tocca a Bossi. Solo cinque mesi fa erano, insieme, alla guida del Paese, in un attimo tutto è cambiato. Prima il governo, con l’avvento dei tecnici per evitare che l’Italia facesse la fine della Grecia, poi la leadership nei rispettivi partiti. Le dimissioni di Bossi dalla segreteria della Lega Nord portano alla luce il terremoto interno al movimento e dimostrano come gli eventi siano precipitati in modo inaspettato un po’ per tutti. A fare da detonatore l’inchiesta sull’operato del tesoriere del carroccio Belsito, che avrebbe sottratto fondi al partito per girarli alla famiglia Bossi e ai componenti del cosiddetto Cerchio magico. Inchiesta che coinvolge tre procure e in cui si ipotizzano anche altri reati, tra cui finanziamento illecito al partito e relazioni pericolose con esponenti della ‘ndrangheta. A guidare la Lega Nord fino al congresso sarà ora un triumvirato, formato dagli ex ministri lombardi Roberto Maroni e Roberto Calderoli e dalla veneta Manuela Del Lago, mentre al senatur è stato comunque concesso l’onore delle armi. Il consiglio federale ha infatti nominato Umberto Bossi, presidente, al posto del reggiano Angelo Alessandri. Nella sede di via Bellerio a Milano, non è invece andato lo storico leader del carroccio modenese, Mauro Manfredini. Un colpo durissimo, per lui, molto più pesante della sconfitta patita al recente congresso provinciale. Secondo Manfredini, che parlando con noi al telefono di questo terremoto si è commosso sino alle lacrime, la colpa principale è dell’amministratore mentre “Umberto Bossi – ci ha detto – non sapeva niente ed è stato raggirato da chi si è approfittato di lui dopo la malattia”. Manfredini ha poi auspicato che la magistratura faccia chiarezza “perché la Lega Nord – ha concluso – vuole andare avanti, nonostante questo durissimo colpo”. 


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