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Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto anticrisi. A fare i sacrifici maggiori saranno gli enti locali, che subiranno tagli anche dal punto di vista numerico.

Addio al comune di Riolunato, alla sua giunta e al suo consiglio comunale. Il centro appenninico, infatti, con i suoi 734 abitanti, rientra nell’elenco dei comuni che, sulla base delle disposizioni della neonata manovra anticrisi, saranno chiamati ad accorparsi a quelli vicini. Salvo per un soffio Montecreto che negli ultimi giorni ha superato quota mille. Probabile, dunque, che sarà quest’ultimo comune ad inglobare Riolunato. E’ solo uno dei tanti ed articolati aspetti della manovra ferragostana, che andrà a colpire pesantemente gli Enti locali. Per loro sarà un boccone amarissimo da digerire, con altri 9,5 miliardi di tagli nel biennio 2012-13, che si aggiungono a quelli precedenti. Nel solo 2012 ci saranno minori trasferimenti ai Comuni per 1,7 miliardi, per 700 milioni alle Province e per 3,6 miliardi alle Regioni. “Disposizioni non tollerabili dal nostro tessuto sociale e destinate, dunque, a determinare arretramenti”: severo il commento del sindaco di Modena Giorgio Pighi che, pur in vacanza, sta seguendo con attenzione gli aggiornamenti di queste ore. “Sarebbe stato più credibile intervenire in primo luogo sui tagli ai parlamentari – conclude Pighi – così facendo, invece, si penalizzano solo cittadini e famiglie, perché vengono tolte risorse destinate ai servizi”.  Critico anche il Presidente della Provincia Emilio Sabattini “I tagli dovevano iniziare da Roma, colpendo alcuni ministeri – ha detto – invece, ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono gli enti locali. E le ricadute, con effetto domino, saranno sul welfare e la sanità in particolare. Manca una filosofia di sviluppo – conclude Sabattini – in questa maniera il Paese continuerà a rimanere sull’orlo del baratro”. Tra le misure, anche l’abolizione dei "ponti", ad eccezione di quelli religiosi. D’ora in avanti, in pratica, le celebrazioni del 25 aprile, del 1° maggio e del 4 novembre verranno spostate alla domenica più vicina ed in quei giorni si andrà a scuola o al lavoro, senza il pagamento della festività. Si salvano, almeno così pare, le feste del patrono.


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