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L’acqua resterà pubblica, in Italia non si costruiranno centrali nucleari e le alte cariche dello Stato non potranno godere del legittimo impedimento per scansare i processi.

L’acqua resterà pubblica, in Italia non si costruiranno centrali nucleari e le alte cariche dello Stato, a cominciare dal presidente del consiglio, non potranno godere del legittimo impedimento per scansare i processi. Così hanno deciso gli italiani. A larghissima maggioranza. Basti pensare che i sì ai quattro quesiti per cancellare le attuali norme che prevedevano il contrario hanno raggiunto il 95% dei consensi. Ma una larghissima vittoria dei Sì era assai probabile, molto meno lo era il raggiungimento del quorum, ossia che la maggioranza degli elettori si recasse ai seggi. Per un referendum abrogativo non accadeva dal 1995. E, invece, ha votato il 57% degli elettori, con sfumature infinitesimali tra i singoli quesiti. Un’affluenza massiccia che rende ininfluente il dato degli italiani all’estero su cui era in corso un vibrante confronto tra costituzionalisti. Ma stavolta su acqua, nucleare e legittimo impedimento, non c’è spazio per cavilli o discussioni, la volontà degli elettori è chiarissima. Ancora di più in provincia di Modena, dove il quorum era già stato superato già ieri sera. Alla fine, l’affluenza è stata del 65,5%. In pratica hanno votato 2 elettori su 3. Il record a Nonantola con il 73% dei votanti. Partecipazione superiore al 70% anche a Novi, Campogalliano, Spilamberto, Savignano e Soliera. Tutti i comuni modenesi, comunque, hanno superato il quorum, compresi quelli della montagna, storicamente più “freddi” alle consultazioni popolari. Nel Comune di Modena ha votato il 66% degli aventi diritto, 69 a Carpi, 60 a Sassuolo, 66 a Vignola e 63 a Mirandola.


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