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Comuni, Provincia e Regione sono alle prese con i tagli previsti dalla manovra finanziaria del Governo. Ieri la protesta è arrivata davanti al Senato, ma l’intesa sembra lontana. E si torna a parlare di una tassa sugli immobili.

“La festa è finita”, ha detto ieri alla delegazione dell’Anci, il Ministro Tremonti, riprendendo la storica frase con cui nel ’90 Giovanni Agnelli annunciò agli azionisti Fiat la drammatica crisi dell’auto. Il problema, ancora una volta, però, è chi paga. Davanti al Senato, con addosso la loro fascia tricolore, ieri i sindaci hanno ribadito che i costi della manovra finanziaria da 25 miliardi non possono essere scaricati tutti sul sistema degli enti locali: “chi più spende, i ministeri, deve concorrere di più al risanamento del debito pubblico”, hanno ribadito i primi cittadini, sempre più preoccupati di dover tagliare dal prossimo bilancio servizi essenziali per i cittadini ed apparire, di conseguenza, come i responsabili dei tagli. Redistribuzione del peso della manovra richiesta a gran voce anche dal presidente delle Regioni italiane, Vasco Errani, secondo cui si sta rendendo “impraticabile” il federalismo fiscale. Dal Tesoro è, invece, arrivata una prima parziale apertura ai Comuni. Tre le proposte avanzate: superamento del patto di stabilità per i comuni con i conti in ordine, tagli dei trasferimenti proporzionali al debito e nuova tassa sugli immobili. Ipotesi questa ancora tutta da definire, ma che pare convincere gli enti locali: “A patto di non penalizzare i più deboli”.


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