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“Mettere le mani nelle tasche dei Comuni equivale a metterle nelle tasche degli italiani”. Lo hanno detto i sindaci dell’Emilia Romagna sfilando per le vie del centro. Ma è davvero così?

Il grido di dolore lanciato ieri per le vie di Modena dai sindaci dell’Emilia Romagna contro i tagli previsti dalla finanziaria del Governo si basa su due distinte critiche. La prima riguarda l’equità della manovra: gli enti locali valgono il 35% dell’intera spesa pubblica italiana, ma ora viene chiesto loro il 65% dei tagli. La seconda è invece relativa alle ricadute sui cittadini, in fatto di minori servizi. Per capire come incideranno i tagli è bene ricordare che tra le funzioni fondamentali garantite ogni giorno dai comuni ci sono servizi sociali e scolastici, polizia locale, manutenzione e pulizia delle strade e del verde, offerta culturale e ricreativa, anagrafe. Compiti svolti direttamente o attraverso convenzioni con altri enti. L’insieme di queste azioni si traduce nel bilancio di spesa corrente che nel 2009 per il Comune di Modena è stato di 216 milioni di euro e su cui la manovra prevede tagli diretti nei prossimi due anni di 14,7 milioni che diventano 19 se si considerano i minori contributi, a cominciare da quelli per il sociale. Minori entrate che incidono per poco più del 15% complessivo della spesa corrente. Senonché la stragrande maggioranza della spesa è destinata al personale: impiegati comunali, quasi 72 milioni, ma anche inservienti, addetti ed educatori di nidi, materne e strutture protette. Se a queste voci di spesa aggiungiamo quelle fisse, a cominciare dagli oltre 10 milioni per le utenze (acqua, luce e gas), da quasi 4 milioni di tasse e altrettanti per l’acquisto di beni e materie prime, restano poco più di 50 milioni, tra manutenzioni, affitti e contributi su cui effettuare i tagli previsti dalla finanziaria per il prossimo biennio. E l’incidenza sfiora così il 33%. Come dire, un soldo su tre che il Comune spendeva per i contributi alle imprese, alle famiglie in difficoltà, alle associazioni modenesi e che destinava alla manutenzione di verde, strade ed edifici dovrà essere risparmiato. E questo è il motivo per cui i sindaci dell’Emilia Romagna sono così arrabbiati: chi ha rispettato dal 2006 il patto di stabilità ha già ridotto all’osso l’indebitamento, Modena è 103esima, ultima, in Italia, e già tagliato la stragrande maggioranza delle consulenze. Così i margini d’azione sono limitatissimi e dopo le Serate Estensi tante altre iniziative sono a rischio.


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