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Dopo 45 sedute in Commissione giustizia al Senato e lo scontro tra Fini e Berlusconi, per il disegno di legge sulle intercettazioni è il giorno della verità. In aula al Senato, oggi pomeriggio, riprende la discussione e il Governo sembra pronto a porre la fiducia per arrivare all’approvazione definitiva entro l’estate. Intanto i giornalisti si mobilitano contro “il silenzio di Stato” e il sindacato Fnsi si dice pronto allo sciopero.

Stringere i tempi per approvare il disegno di legge sulle intercettazioni prima della pausa estiva. E’ l’imperativo di Governo e maggioranza che, dopo le modifiche al testo presentate in Senato, sono pronti a porre la fiducia. Una decisione che, se accelererebbe i tempi di approvazione anche alla Camera, dove la fiducia verrebbe riproposta, alza inevitabilmente lo scontro politico, tanto che oggi anche Casini ha annunciato che “Senza dibattito, l’Udc voterà no”, dopo che già Pd e Italia dei valori avevano annunciato un’opposizione durissima. Senza dimenticare i vescovi che, dalle colonne dell’Avvenire, hanno definito la blindatura del testo “una pratica non consigliabile in democrazia”. Ma dopo il via libera di Fini, secondo cui la nuova formulazione difende la legalità, ben difficilmente Berlusconi rinuncerà ad approvare al più presto una norma che ritiene fondamentale e parte integrante del programma di governo. Ma se il disegno di legge prosegue il suo iter parlamentare, non si placano le proteste di magistrati e giornalisti, cui ieri davanti a Palazzo Madama si sono associati anche i poliziotti del Silp. E proprio ieri la Conferenza nazionale dei Comitati e fiduciari di redazione ha diffuso tramite la Federazione nazionale della stampa italiana, il sindacato dei giornalisti, un comunicato in cui si boccia una legge che imporrebbe il silenzio di stato. “La libera informazione – chiariscono i rappresentanti dei giornalisti – è la più pura espressione della democrazia e nessuno può pensare di bloccarla per legge”. Per questo, dopo direttori ed editori, anche i comitati di redazione hanno dato pieno sostegno alle lotte che il sindacato vorrà intraprendere “compresi lo sciopero e una manifestazione aperta alla società civile”. “I giornalisti – si dice nel comunicato – sono pronti alla resistenza civile e non accetteranno mai di sottostare a una legge che limita il diritto dei cittadini ad essere informati e il loro diritto-dovere di informarli”.


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