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Il modenese Matteo Richetti, con ogni probabilità, sarà il nuovo presidente dell’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna. Lunedì a Bologna l’insediamento ufficiale con i consiglieri che nella prima seduta saranno chiamati ad eleggere l’ufficio di presidenza e Richetti avrà il sostegno dell’intera maggioranza.

L’Emilia Romagna parlerà sempre più modenese. Dopo gli importanti assessorati assegnati dal presidente Errani a Giancarlo Muzzarelli e Massimo Mezzetti, lunedì nella prima seduta della nona legislatura il sassolese Matteo Richetti parte in pole position per essere eletto alla presidenza dell’Assemblea legislativa. Un incarico di prestigio per il giovane politico modenese del Pd, il più votato nel collegio provinciale alle ultime elezioni regionali. Per Richetti, già coordinatore provinciale della Margherita e lettiano doc, sarebbe il coronamento del buon lavoro svolto nella scorsa legislatura nell’ufficio di presidenza della Regione. Non a caso sul suo nome la maggioranza di centrosinistra ha trovato piena intesa e così lunedì Pd, Italia dei valori, Sel – Idee Verdi e Federazione della sinistra, lo sosterranno compatti sin dalla prima votazione. Il regolamento regionale prevede però che il presidente dell’Assemblea per essere eletto nei primi due turni, quelli in programma lunedì, debba ottenere il voto favorevole di 40 consiglieri su 50. Da qui la necessità per la maggioranza di raggiungere un’intesa, come sempre accaduto in passato, anche con le opposizioni. E questo è l’unico motivo che impedisce a Richetti di festeggiare e lo costringerà ad un weekend di trattative. Il Pd, il presidente Errani in primis, vorrebbe un ufficio di presidenza aperto a tutte le minoranze, compresi Udc e grillini. Pdl e Lega Nord, che possono contare su 15 consiglieri di opposizione su 18, non sono però disponibili a rinunciare a nessuno dei 3 posti, su 7, che spettano di diritto alle minoranze. La quadratura del cerchio è ancora lontana. E Modena può allora sperare di mettere a segno un altro colpo con Enrico Aimi vicepresidente per il Pdl. Anche se l’interessato per ora non si sbilancia: “L’accordo ancora non c’è – ci dice – e c’è il rischio che lunedì si entri in Assemblea Papa e si esca campanaro”.


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