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Il Partito democratico si mobilita contro il condono elettorale varato con il decreto interpretativo di venerdì scorso. Intanto il Pdl attacca gli enti locali sulle politiche d’integrazione.

Il Partito democratico si mobilita contro il condono elettorale varato con il decreto interpretativo di venerdì scorso. Stasera alle 20,30 a Ponte Alto, iniziativa con i candidati alle regionali e Pier Luigi Castagnetti; sabato a Roma la manifestazione nazionale. “Non sono capaci nemmeno di presentare le liste e anziché chiedere scusa, ancora una volta piegano le regole alle loro convenienze”. Il Pd va all’attacco contro il decreto interpretativo varato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri, per consentire la riammissione alle prossime elezioni regionali del listino Formigoni in Lombardia e della lista del Pdl a Roma. Stamattina consiglieri comunali, amministratori e candidati alle regionali erano in piazza per spiegare le ragioni della protesta ai modenesi. A sostegno della protesta il Pd organizza per sabato prossimo a Roma una manifestazione nazionale, ma a differenza dell’Italia dei valori, difende l’operato del Presidente Napolitano. Immigrazione, il Pdl attacca il centrosinistra “Comune di Modena e Regione in 10 anni hanno speso 10 milioni di euro per iniziative multietniche e politiche di integrazione degli stranieri che si sono rivelate fallimentari, è il momento di cambiare rotta”. La coordinatrice provinciale del Pdl Isabella Bertolini e Andrea Leoni, candidato all’Assemblea legislativa regionale, stamattina, sono tornati ad attaccare le scelte degli enti locali governati dal centrosinistra in materia di immigrazione. Nel mirino, in particolare, il numero di clandestini e i vantaggi che avrebbero gli stranieri nell’accesso ai servizi sociali, a cominciare dalle graduatorie per le case popolari. Per un cambio di rotta radicale, Leoni lancia tre proposte: 5 anni di residenza in un comune prima di poter richiedere un alloggio di edilizia pubblica, taglio dei contributi per iniziative multietniche e giro di vite alla trasformazione in moschea dei centri culturali islamici. Totale contrarietà anche al diritto di voto amministrativo e alla modifica delle norme per l’ottenimento della cittadinanza, in modo da consentire ai figli di immigrati nati nel nostro Paese di essere italiani


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