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Cresce la mobilitazione contro la privatizzazione dell’acqua. Adusbef, Federconsumatori e Movimento consumatori hanno dato vita ad un comitato per raccogliere le firme per il referendum abrogativo.

La battaglia dell’acqua. Elemento fondamentale per la vita, ma quasi inutilizzabile senza il complesso sistema di gestione del ciclo idrico: captazione, depurazione, distribuzione e via dicendo. E’ questo che fa dire ad alcuni economisti che, con la conversione in legge del decreto Ronchi, non è stata privatizzata l’acqua, ma solo la sua gestione. Fin qui, siamo nella teoria, ma più che del principio in molti sono preoccupati degli effetti. In Italia l’acqua costa mediamente molto meno che nel resto d’Europa, merito anche delle tante sorgenti di cui dispone il Paese, ma le perdite della rete sono decisamente superiori. Il teorema è presto fatto: con la privatizzazione aumenteranno le tariffe e con queste risorse aggiuntive le aziende faranno gli investimenti sulla rete per ridurre le perdite. Ma perché solo i privati dovrebbero essere in grado di innescare questo sistema virtuoso? E perché obbligare per legge i comuni a vendere le loro azioni delle ex municipalizzate? Domande che sono alla base delle critiche al provvedimento. Le Regioni stanno valutando il ricorso alla Corte costituzionale. Ricorso alla Consulta invocato anche dalla Cgil, mentre infuria lo scontro politico con il Pd che accusa la Lega Nord di “tradire il federalismo” e il presidente di Ato Modena, Vaccari, assessore all’ambiente della Provincia, preoccupato dal provvedimento che sottrae ai sindaci “il controllo del bene più prezioso e importante”. In attesa di capire cosa succederà, Movimento Consumatori Adusbef e Federconsumatori hanno dato vita ad un comitato provvisorio per preparare la raccolta di firme per il referendum abrogativo. “Questa privatizzazione – denunciano le associazioni dei consumatori – porta con sé numerose conseguenze negative: speculazioni, aumento delle tariffe e finanche possibili infiltrazioni malavitose”. Ne sono convinti anche a Parigi dove, dopo 25 anni, dal 2010 l’acqua tornerà ad essere pubblica.


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