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Le carceri scoppiano e le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria non sono mai state così difficili. Esponenti radicali e del Pd nel week end di ferragosto hanno vistato gli istituti italiani.

528 detenuti, invece dei previsti 222, con un massimo tollerato di 404, bastano i numeri per fotografare la difficilissima situazione del carcere Sant’Anna di Modena. E non va meglio alla Casa di lavoro di Saliceta dove gli internati sono 112 a fronte di 68 posti e alla Casa di reclusione di Castelfranco, 159 ospiti a fronte di 82 posti. Il doppio di reclusi rispetto alle potenzialità degli istituti modenesi, un dato in linea con quello regionale dove c’è la situazione peggiore dell’intero Paese. La denuncia arriva dai militanti radicali e del Partito democratico che, accompagnati da parlamentari e consiglieri regionali, nel week end di ferragosto hanno visitato le carceri italiane. “Siamo di fronte ad una situazione esplosiva – ci ha detto al termine della visita il consigliere regionale del Pd, Gianluca Borghi – A Castelfranco e Saliceta l’alto numero di internati impedisce gli avviamenti al lavoro, il compito principale di queste strutture. Al Sant’Anna, nonostante una struttura ben tenuta, sta per terminare il breve effetto benefico dei 50 detenuti trasferiti in Sardegna e il sovraffollamento delle celle è impressionante. Tanto più che l’introduzione del nuovo reato di clandestinità peggiorerà la situazione”. E non preoccupano solo i detenuti. Difficilissima, secondo Borghi, è anche la condizione degli agenti di polizia penitenziaria sotto organico e obbligati per garantire la sicurezza ad un vero superlavoro con straordinari, pagati in ritardo, di 60 – 70 ore al mese. “Una situazione destinata a non migliorare – attacca il consigliere regionale del Pd – il Governo non ha indetto concorsi per assunzioni e il piano carceri, con il previsto ampliamento del Sant’Anna, non parte. Tanto più che si è ridotto il ricorso alle misure alternative”. Un giro di vite da parte dei magistrati di sorveglianza, successivo al delitto di Pescara, quando un internato in permesso di lavoro uccise una persona.


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