in:

Frena il Pdl, perde ma non crolla il Pd. A livello nazionale, festeggiano la Lega Nord e l’Italia dei Valori, con le forze di sinistra, ancorché in crescita, fuori dal parlamento europeo.

Il Pdl vince, diventa il primo partito italiano in Europa, ma non può festeggiare perché perde due punti percentuali rispetto alle elezioni politiche di un anno fa e non avvicina nemmeno la soglia del 40% sognata dal premier Berlusconi. Il Pd arretra, come nelle previsioni, supera di poco il 26% contro il 33% delle politiche, insieme ai radicali, ma non crolla. A brindare per l’esito del voto europeo sono così la Lega Nord che per la prima volta avrà un dato a due cifre e l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro che sfiora l’8%. Premiata anche l’Udc che si attesta al 6,5%. La tagliola della quota di sbarramento del 4% fa strage dei partiti più piccoli: restano fuori dal Parlamento europeo sia la lista promossa da Prc e Pdci, sia Sinistra e Libertà e così, come già nel Parlamento italiano, la Sinistra non avrà rappresentanza, pur avendo qualche milione di voti, con consensi in aumento. Rispetto al dato nazionale, cambia tutto nella circoscrizione del nord-est dove il Pd pareggia i conti con il Popolo della Libertà e, alleato con la Svp in Alto Adige, è di fatto il primo partito. Conferme per la Lega Nord al 19% e per l’Italia dei valori. Dati importanti questi perché i parlamentari europei sono eletti proprio su base circoscrizionale. 13 gli europarlamentari del nord-est che voleranno a Strasburgo e Bruxelles su 72 complessivi spettanti all’Italia nel nuovo parlamento europeo. E sulla base di questi risultati possono avere speranze i modenesi Luciano Vecchi del Pd e Alessandro Borghetti dell’Italia dei valori, il più giovane candidato in corsa. Parlamento europeo che si sposta un po’ più a destra. In tutta Europa, infatti, c’è stata una generale avanzata del centrodestra, con il Partito Popolare vittorioso anche in Francia, in Germania e in Spagna e con i socialisti battuti pesantemente anche in Gran Bretagna, A questi dati si deve aggiungere il successo delle liste di estrema destra xenofobe e anti-europee in Gran Bretagna, Olanda, Austria, Ungheria e Finlandia. Mentre la debacle del Pse è parzialmente compensata dal buon risultato dei Verdi, che soprattutto in Francia e in Belgio ormai contendono ai socialisti il ruolo di leader della sinistra.


Riproduzione riservata © 2016 TRC