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Domani si ferma il pubblico impiego, chiamato a raccolta dalla Cgil contro la proposta di rinnovo contrattuale del Governo. Uno sciopero revocato dalla Cisl, confermato invece dalla Uil, che però non parteciperà al corteo organizzato dalla Cgil a Bologna.

Dopo scuola e pensionati, tocca al pubblico impiego. Domani, contro le proposte del Governo per il rinnovo contrattuale, la Cgil ha indetto lo sciopero generale in tutte le regioni del nord Italia, con corteo a Bologna, alle 9e30, da piazza XX settembre, vicino alla stazione dei treni, e pullman in partenza da Modena e dai principali comuni della provincia. La Cgil giudica insufficienti i 40 euro netti di aumento previsti dal Ministro Brunetta nel protocollo d’intesa sottoscritto invece da Cisl, Uil Ugl e Confsal, ma critica anche l’assenza di misure per la stabilizzazione dei precari, a rischio licenziamento dal prossimo luglio, e le misure contenute nel disegno legge Brunetta che, secondo il sindacato, riducono il diritto a contrattare nel pubblico e aprono alla privatizzazione dei servizi, dalla sanità al sociale. Ma lo sciopero del pubblico impiego di domani è anche la fotografia del grave travaglio che stanno vivendo in questi giorni i sindacati, con la spaccatura sempre più evidente tra Cgil, Cisl e Uil. La protesta, infatti, era stata indetta unitariamente ma, dopo la firma del protocollo d’intesa con il Governo, la Cisl ha deciso di revocare lo sciopero, ritenendo più conveniente continuare a contrattare. Dal canto suo, invece, la Uil conferma l’adesione allo sciopero, ma organizzerà un’iniziativa alternativa a quella della Cgil, che accusa di aver strumentalizzato politicamente la protesta. Così la Uil, domani, non parteciperà al corteo bolognese e concluderò lo sciopero con una propria iniziativa. E che il clima tra i sindacati sia particolarmente teso, lo conferma la decisione di UilPost di non partecipare all’elezione delle rsu in Poste italiane, dando invece vita a rappresentanze sindacali aziendali. L’ennesima spaccatura. E per i cittadini? Domani non sarà garantita l’apertura degli uffici pubblici e l’erogazione di prestazioni sanitarie non urgenti. Asl e Policlinico invitano gli utenti, per evitare viaggi inutili, ad informarsi prima di presentarsi agli ambulatori, telefonando al reparto che eroga la prestazione. Comuni e ospedali garantiranno, invece, i servizi minimi essenziali.


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