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Un maestro si schiera contro le classi ponte proposte nella mozione della Lega e dimostra come come l’integrazione sia possibile con altre soluzioni.

Nella scuola primaria Giovanni XXIII di via Amudsen, nel quartiere Madonnina, la convivenza tra bambini italiani e bambini stranieri avviene ogni giorno da quasi vent’anni. Nel 1989 infatti, un bambino ghanese frequentò per la prima volta la scuola e si manifestarono i problemi didattici dovuti al doversi confrontare con un alunno che non conosce la lingua italiana ma solo l’inglese. Ai giorni nostri, soprattutto in quartieri come la Madonnina, le classi sono formate da un numero sempre più alto di stranieri la cui provenienza è in ogni caso eterogenea. Qui insegna Arturo Ghinelli, maestro che difende il modello di classe in cui i bambini italiani possono affiancare quelli stranieri e magari aiutarli attraverso quello che viene definito dagli esperti apprendimento cooperativo. Secondo Ghinelli le classi ponte attualmente solo proposte dalla Lega attraverso una mozione, ricalcano l’esperienza già fallimentare delle classi differenziali, abolite nel 1977. I laboratori DL2 e il corso temporaneo a giugno con solo i bambini stranieri, sono strumenti già molto efficaci per aiutare nell’apprendimento, come dimostra la realtà presente nella scuola Giovanni XXIII.


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