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Dopo le osservazioni comuni al piano cave della Provincia, le forze della sinistra hanno presentato proposte congiunte anche per modificare il Ptcp, il piano di programmazione dello sviluppo nel modenese.

Della Sinistra arcobaleno, come soggetto politico, non si parla più. Ko alle elezioni, ma, almeno nel modenese, le forze della sinistra, Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica, continuano ad agire in modo comune. E così dopo le osservazioni congiunte al Piae, il piano provinciale delle attività estrattive, ecco che anche le proposte di modifica al Ptcp sono state presentate insieme. E questo, nonostante al momento di votare in consiglio provinciale il piano, Verdi e Rifondazione abbiano assunto posizioni diverse, con gli ambientalisti che votarono contro, e uscirono dalla giunta, e Rifondazione che scelse l’astensione. Ma evidentemente quella è una storia passata. Oggi, infatti, le quattro forze della sinistra hanno condiviso le critiche ai due piani proposti: il Piae che sovrastima il fabbisogno di ghiaia e il Ptcp che a parole assume l’idea che il territorio è un bene finito, ma nelle scelte concrete – dicono – non ne tiene conto. E così ecco le osservazioni comuni per chiedere alla Provincia di rivedere i quantitativi di ghiaia estraibile e per ridurre il consumo di territorio. Tra le proposte specifiche: una riduzione della possibilità d’incremento di Formigine; nuove regole più restrittive per le mini centrali idroeletrtriche; il ritorno all’accordo del 2004 per il recupero dell’ex Sipe a Spilamberto. Ma anche l’adozione di un nuovo piano provinciale della mobilità, con Telleri dei Verdi e Lugli di Rifondazione che chiedono di rimettere in discussione la Bretella Campogalliano Sassuolo e la Cispadana.


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