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“Alla scuola servirebbe una riforma condivisa”. A sostenerlo, in pieno scontro politico sulla riforma Gelmini, è Gino Malaguti, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, che auspica una ripresa del confronto.

40 anni fa il ’68. E il clima di questi giorni, un po’ ci assomiglia. La scuola s’infiamma e protesta: tutta. Maestri, insegnanti, studenti, rettori, ricercatori, personale Ata, genitori, soprattutto in Emilia, preoccupati per il possibile taglio del tempo pieno. Una protesta contro i tagli del Governo e la riforma Gelmini, che a colpi di fiducia si appresta a diventare legge, a 360 gradi. Dai fax a Napolitano perché non controfirmi la legge, alle occupazioni, dagli scioperi spontanei, in vista di quello generale del 30 ottobre, ai ricercatori che mettono i loro cervelli in vendita su e-bay. Un clima infuocato, da maggio parigino, appunto, ma anche, al di là dei ricorsi storici, l’evidenza della centralità del tema: la scuola, la formazione, il futuro dei giovani e di una nazione. Materia complessa e scottante per i diversi interessi in ballo, su cui proprio per questo servirebbe un’intesa tra le principali forze politiche. E’ questa, almeno, l’opinione del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Gino Malaguti, che auspica una riforma condivisa in grado di dare risultati di lungo periodo.“Dopo la discussione con tutte le parti sociali, a qualcuno spetta il compito di decidere – commenta Gino Malaguti, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Modena – però sarebbe opportuno arrivare ad una riforma condivisa, perché nella scuola i risultati si ottengono nel lungo periodo. Per questo, più ancora che in altri settori, è importante non rimettere tutto in discussione ad ogni cambio di Ministro”. Malaguti ha poi voluto anche rassicurare i genitori modenesi sul tempo pieno: “Al momento ci dobbiamo basare sulle dichiarazioni del Ministro Gelmini che ha sempre detto che il tempo pieno non sarà toccato”.


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