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Contro la riforma per “decreto” della scuola elementare, la Cgil ha già iniziato la mobilitazione. Migliaia di firme raccolte e un appello alle istituzioni locali e alle forze politiche perché scendano in campo per difendere la scuola pubblica.

Mancanza di docenti di discipline obbligatorie, sezioni per adulte chiuse, riduzione del tempo prolungato, sezioni a tempo pieno e di scuola dell’infanzia che non potranno essere realizzate. Questo quadro a tinte fosche, tracciato dalla Cgil, non dipinge la scuola del futuro, dopo la riforma per decreto varata dal Governo lo scorso 28 agosto, ma è la fotografia dell’anno scolastico che sta per iniziare, scattata al termine dell’ultimo incontro all’ufficio regionale. A fronte di 10mila alunni in più, non ci sarà alcun adeguamento degli organici, al massimo qualche posto potrà essere recuperato con artifici tecnici. Da qui la protesta ufficiale del segretario regionale di Flc Cgil, Paolo Tomasi, secondo cui il Ministro Gelmini sta procedendo ad una “scientifica distruzione della scuola statale che avrà il suo culmine a partire dal prossimo anno”. Il sindacato sollecita Regione, enti locali e forze politiche a scendere in campo per difendere non tanto gli interessi dei lavoratori, ma una delle istituzioni fondamentali per la crescita sociale, economica e democratica del Paese. Una situazione, quella della scuola elementare, che preoccupa l’assessore modenese, Adriana Querzé, con la riforma del Governo che dal prossimo anno rischia di impedire l’attivazione alle elementari di classi prime a tempo pieno.


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