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Tra i Verdi e il resto della maggioranza di centrosinistra si apre un nuovo scontro. Gli ambientalisti, insieme a Rifondazione comunista, vanno all’attacco della centrale elettrica anti black-out che Dufenergy intende realizzare a Spilamberto.

Per fronteggiare il rischio black-out, il gruppo svizzero Dufenergy, d’intesa con la Regione, intende costruire due mini centrali elettriche a metano a Marzabotto e Spilmaberto, nella zona industriale di Rio Secco. Impianti con potenza inferiore a 50 megawatt che entrerebbero in funzione solo in presenza di picchi di consumo elettrico o per consentire il riavvio del sistema in caso di blackout. Un’intesa tra Dufenergy e Regione che non convince Verdi e Rifondazione Comunista che ritengono la costruzione dei due impianti in contrasto con il Piano energetico regionale da poco approvato, in quanto le centrali non sono alimentate da fonti rinnovabili, ma dal metano. Da qui, la contrarietà al progetto espressa in Regione dai consiglieri Masella e Guerra, e in Provincia da Lugli, Imperiale e Telleri. I tre si dicono consapevoli del deficit energetico italiano, ma ritengono “illogica la costruzione di centrali di ogni sorta disseminate ovunque”. In Provincia sono infatti decine i progetti depositati per costruire impianti a biomasse, gas e idroelettrici. Da qui, secondo Verdi e Rifondazione, la necessità di definire nuove regole per impedire che si faccia business energetico a discapito dell’ambiente. Secondo l’assessore regionale Duccio Campagnoli, invece, l’intervento di Dufenergy risulta strategico in quanto a Modena e Bologna si consuma oltre il 40% dell’energia elettrica regionale. E per rassicurare gli ambientalisti, Campagnoli garantisce che il progetto sarà sottoposto a Via, in modo da coinvolgere nella decisione tutti i soggetti in campo, a cominciare da cittadini e enti locali.


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