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Fronte compatto dei quattro atenei dell’Emilia-Romagna contro la manovra economica del Governo Berlusconi. Se passa il decreto Tremonti, nei prossimi 5 anni avranno 160 milioni di euro in meno.

Insieme per la prima volta in seduta congiunta; rettori, cda e senati accademici delle Università di Bologna, Modena-Reggio, Parma e Ferrara. Insieme per dire no al decreto Tremonti e ai tagli all’istruzione, 160 milioni complessivi in cinque anni per i quattro atenei. “Non una manifestazione di protesta contro il Governo – assicura Giancarlo Pellacani – ma una riflessione costruttiva e propositiva”. La finanziaria “estiva” di Tremonti però è un duro colpo: Modena subirà un taglio quinquennale di oltre 20 milioni (quasi 2 e mezzo l’anno prossimo). Da qui la richiesta di un patto di riequilibrio tra lo Stato e il sistema universitario italiano, che coinvolga anche la Conferenza Stato-Regioni. I quattro rettori si sono quindi appellati al ministro dell’istruzione Gelmini, alla quale dicono “chiederemo conto se il decreto economico passerà senza modifiche, perché non stiamo difendendo interessi privati, ma quelli di tutto il Paese”. Secondo Giancarlo Pellacani poi il blocco del turn-over e la decurtazione degli stipendi per il personale tecnico-amministrativo e per i ricercatori sono insostenibili. A seguire i lavori anche l’assessore regionale all’istruzione, la modenese Paola Manzini, che si è schierata al fianco dei rettori contro la trasformazione in fondazioni delle università “che apre alla privatizzazione degli atenei”. “La Regione – ha assicurato al termine dell’incontro – sostiene la battaglia delle Università per avere più risorse da utilizzare nella ricerca e nella didattica, consapevole che il sapere rappresenta la risorsa principale per il futuro del Paese”.


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