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Il giorno dopo il via libera, con la lettera d’intenti, all’integrazione tra Hera, Enia e Iride, si anima il dibattito politico, tra entusiasti e critici rispetto alla fusione delle multiutility.

Il via libera, deciso ieri, all’integrazione di Hera, Enia e Iride, i cui vertici societari si sono vincolati ad una trattativa in esclusiva per fare nascere il primo operatore italiano di servizi ambientali, ha fatto volare i titoli delle tre aziende in borsa. Ma se a Piazza Affari l’operazione piace, si anima il confronto politico. Soddisfatto il Sindaco di Modena, Giorgio Pighi, che sottolinea come Modena sarà protagonista del percorso avviato, a partire dalla Divisione grandi impianti di Hera, affermata a livello internazionale, che ha sede proprio in città. “In questo senso – spiega Pighi – sarà fondamentale che la nuova società mantenga un forte legame con il territorio e uno stretto rapporto con i clienti serviti”. Di tutt’altro avviso, il consigliere regionale di An, Enrico Aimi, che parla di operazione costosa per i cittadini e finalizzata solo a produrre utili per l’azienda. Ma nel centrodestra c’è anche chi è soddisfatto, come il sindaco di Parma, Pietro Vignali che già ipotizza per la nuova società un ruolo di primo piano nella produzione energetica nazionale, anche ricorrendo al nucleare.


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