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Gli emendamenti alla legge di Stabilità ha tagliato per garantire la prosecuzione degli incarichi lavoratori di aziende in crisi inseriti in un processo di formazione sono stati bocciati. In regione coinvolte 112 persone

Li hanno ribattezzati gli “invisibili”, perchè “non possono essere definiti nemmeno precari”. Sono un esercito di oltre 3.000 persone (112 in Emilia-Romagna) che tiene in piedi gli uffici giudiziari, lavoratori di aziende in crisi inseriti in un processo di formazione da ormai tre anni, ma ora senza alcuna garanzia per il futuro occupazionale. Anzi, la situazione pare precipitare: più volte hanno alzato la voce in piazza, ma gli emendamenti alla Legge di stabilità per garantire la prosecuzione degli incarichi sono stati bocciati. Risultato: tutti a casa dal 30 novembre, “dramma e disperazione” per “oltre tremila persone e le loro famiglie”, recita una nota dell’Unione precari giustizia lanciando un ultimo disperato appello. E un avvertimento: la loro sparizione aprirà “un vuoto significativo nell’organico degli uffici giudiziari italiani”.

 

Non si arrenderanno però senza combattere: sono pronti “a scendere in piazza, a fare lo sciopero della fame e ad incatenarsi dinanzi alle Istituzioni”. Ma le speranze sono ridotte a un lumicino, finora “a nulla sono valse le pressioni, le manifestazioni e gli incontri”. Niente da fare: a quanto pare, dal 1° dicembre “alle 10.000 carenze di organico si aggiungeranno gli oltre 3.000 tirocinanti che, spesso, hanno sopperito a tali lacune, garantendo il mantenimento di standard minimi di efficienza”. I precari ricordano anche che i presidenti degli Uffici giudiziari hanno inviato al ministero della Giustizia “delle note con le quali hanno evidenziato l’indispensabilità del contributo fornito dai tirocinanti, invocando provvedimenti urgenti al fine di evitare che le attività di cancelleria risultassero compromesse”.


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