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L’analisi è di Confagricoltura Emilia Romagna. Quest’anno costi lievitati per il consumo di energia elettrica.

In poco più di venti anni, dal 1994 ad oggi, la superficie dedicata alle colture arboree, ossia
ai frutteti, in Emilia-Romagna si è quasi dimezzata passando da 99.438 a 57.559 ettari, il 43% in meno, nonostante sia migliorata la produttività per ettaro. E’ quanto emerge da una analisi condotta dalla Confagricoltura regionale. In particolare – si legge in una nota dell’associazione – la superficie coltivata a pesche è crollata da 20.988 a 6.106 ettari e quella a nettarine da 17.728 a 8.563; la pericoltura ha cancellato quasi 10.000 ettari di impianti ridimensionando le sue coltivazioni da 30.715 a 20.095 ettari e la melicoltura si è ridotta addirittura da 11.733 a 4.821. “Si parla tanto di politiche ambientali, rimboschimento e realizzazione di aree verdi per ridurre l’emissione in atmosfera di gas clima alteranti e contrastare il cambiamento climatico – osserva il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi – poi, però, questi bei propositi sembrano svanire quando il disastro diventa doppio e si assiste alla scomparsa di un comparto strategico per l’economia regionale”. Il tavolo ortofrutticolo nazionale convocato a settembre dal Mipaaf, puntualizza il numero uno della Confagricoltura Emilia-Romagna, “è un primo passo, ma agli incontri devono poter partecipare anche le rappresentanze agricole cioè tutti i produttori, non solo quelli organizzati in strutture”. Guardando ai costi di produzione per la frutta, viene sottolineato dalla, quest’anno sono lievitati soprattutto per l’aggravio derivante dal consumo di energia elettrica.


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