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Il gruppo, nel 2014, ha perso oltre 300 milioni per colpa del clima troppo mite. L’assemblea dei soci si riunirà il 28 aprile per approvare 9 centesimi di dividendo.

L’inverno più caldo degli ultimi trent’anni costa il 6% dei ricavi di Hera. A tanto ammonta il calo di fatturato dovuto agli effetti climatici e all’andamento dei prezzi energetici per la multiutility che ha presentato un bilancio 2014 chiuso comunque con un utile cresciuto di quasi il 25% grazie ad una miglior aliquota fiscale. 180 i milioni di euro guadagnati l’anno scorso, che si tramuteranno in un dividendo di 9 centesimi per azione dopo il voto dell’assemblea dei soci che si terrà il prossimo 28 aprile. “Nonostante la crisi – ha detto il presidente Tomaso Tommasi di Vignano – i risultati 2014 sono in linea con il piano industriale”. L’amministratore delegato Stefano Venier sottolinea invece l’aumento di quote di mercato nella gestione dei rifiuti speciali e il miglioramento del debito. Detto del calo di fatturato, che ammonta a circa 4,2 miliardi, Hera si consola con un margine operativo lordo in crescita del 7% e una gestione finanziaria in miglioramento. Merito del contenimento dei costi e della politica di aggregazioni che sta dando risultati: non ultimo l’ingresso di Amga Udine che ha consolidato il gruppo nel Firuili Venezia Giulia. In attesa di una decisione su Aimag, la multiutility di Carpi e Area Nord di Modena di cui Hera detiene il 25%, sono stati quasi 350 i milioni investiti lo scorso anno. Diversificazione e maggiori sinergie con le controllate saranno le strategie da continuare a perseguire per sfuggire alle intemperie del clima. Mentre sul fronte societario qualcosa si muove: i Comuni infatti potrebbero scendere dal 52% al il 33% nei prossimi tre anni. Anche se non mancano le resistenze interne.


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