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I dati dell’analisi realizzata nel modenese dall’Università: poveri, ma anche molto diseguali. E c’è il dramma lavoro giovanile.

Siamo sempre più poveri e diseguali. Modena presenta ancora, rispetto al dato nazionale, una migliore combinazione di benessere economico ed eguaglianza, ma la differenza si sta velocemente erodendo. E’ la fotografia della terza indagine sulla condizione economica e sociale della nostra provincia realizzata dal Centro di analisi delle politiche pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. Il questionario è stato sottoposto a un campione di 2020 famiglie di 19 comuni modenesi. Se nel 2002 il modello Modena era caratterizzato da un alto reddito medio, da povertà contenuta e da una elevata partecipazione femminile al mercato del lavoro – una realtà assimilabile all’Europa del Nord – nel 2006 il quadro era in parte compromesso ma solo adesso, in presenza di una forte recessione, assistiamo ad un calo del reddito del 10%. Insomma Modena ha perso terreno con un reddito familiare che è passato da 27.500 euro nel 2006 a 24.800 nel 2011. Le famiglie modenesi insomma non se la passano bene.

 

Un milione di under 30 è senza lavoro, la disoccupazione giovanile supera il 41%. Non sono incoraggianti gli ultimi dati Istat che a ottobre registrano un nuovo record assoluto: più di un disoccupato su tre in Italia ha meno di 30 anni. Un dato quello dei giovani che ritroviamo anche nell’indagine dell’Università di Modena e Reggio: in Italia i giovani faticano ad uscire di casa, a trovare un lavoro e ad avere una vita indipendente. Un altro numero racconta la crisi. Negli ultimi cinque anni sono aumentati del 70% gli utenti dei Centri per l’impiego di Modena, dai 9mila iscritti del 2007 ai 22.190 dell’anno scorso, 315 gli accessi giornalieri.


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