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I tenui segnali di ripresa degli ordini nel manifatturiero non trovano riscontro sul fronte dei consumi. Negli ultimi 3 anni il 52% delle famiglie dell’Emilia-Romagna ha diminuito la spesa

Non si arresta il crollo dei consumi in Emilia Romagna. Sempre più in difficoltà a causa del perdurare della crisi economica, le famiglie scelgono di riempire sempre meno il carrello della spesa, a cominciare dall’abbigliamento. È quanto emerge dall’indagine di Nomisma, presentata all’assemblea annuale regionale di Confesercenti Emilia-Romagna. Nel dettaglio, il 31% delle famiglie emiliano romagnole ha acquistato di meno in generale, il 25% compra solo in promozione, il 19% prima di acquistare un prodotto controlla i volantini, il 10% compra solo l’essenziale e l’8% compra marche che costano meno.

 

La spesa mensile delle famiglie emiliane nel 2012 è stata di 2.834 euro, il 2% in meno rispetto al 2010. La spending review familiare ha riguardato soprattutto moda, viaggi e vacanze, ma anche le abitudini alimentari si sono modificate a cominciare dai consumi fuori casa in bar, ristoranti e pizzerie. Solo 1 famiglia su 5 non ha ridotto il proprio livello di spesa. A deprimere i consumi, secondo l’indagine di Nomisma, contribuiscono le tasse elevate, l’incertezza del lavoro e il reddito familiare in stallo o in calo. Un quadro sconfortante anche perché dalla ripresa della domanda interna dipende anche la possibilità per molte imprese di riuscire a risalire la china.

 

Secondo la ricerca, per stimolare i consumi servirebbero almeno 75 euro netti al mese in più in busta paga. Una strada questa che il Governo dovrebbe perseguire con più forza perché: “L’austerity da sola – conclude lo studio di Nomisma – non fa che deprimere un contesto già debole e in grave difficoltà”.


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