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Penalizzate nelle libere professioni rispetto agli uomini. Interviene le Pari opportunità

Le donne valgono la metà, che siano commercialista, avvocato, architetto, ingegnere o medico. E’ questo il dato choccante che emerge da uno studio a cura del centro per la commissione delle Pari Opportunità della Provincia di Modena, facente parte del CUP, il comitato unitario locale delle libere professioni. Nelle quali il reddito delle donne è drasticamente inferiore a quello degli uomini. Una disparità spiegabile solo in parte con la cosiddetta conciliazione tra vita lavorativa e obblighi famigliari: la maternità, la crescita del bambino, ma anche la cura dei parenti gravemente malati, tipicamente delegata alle donne nelle famiglie italiane. La parte più gravosa del problema è il preconcetto culturale: che resiste, ad esempio nell’assegnazione di particolari mansioni agli uomini piuttosto che alle donne. Il Centro Pari Opportunità di Modena auspica la nascita di un suo equivalente a livello nazionale. E chiede tutele, ad esempio nella maternità: le donne interrompono la propria carriera troppo presto, quasi sempre entro i 45 anni, denuncia il CPO. Ma il punto nevralgico rimane il superamento della barriera culturale, che vede arbitrariamente assegnato agli uomini, ad esempio, il primato della ricerca scientifica e dell’innovazione: in Italia, su dieci progetti di ricerca approvati solo due sono di donne. In Italia, essere donne in carriera rimane un tabù.


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