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Clima più disteso rispetto al meeting dello scorso aprile. Approvate tutte le delibere

Quattromila presenti, novemila rappresentati in delega, per un’assemblea straordinaria BPER dal clima decisamente diverso rispetto a quella dello scorso aprile, finita sostanzialmente in rissa: questa volta i soci della Banca Popolare hanno votato sostanzialmente compatti i tre punti essenziali in esame. Primo, la riforma del sistema di remunerazione che trasformerà lo stipendio dell’Amministratore Delegato Fabrizio Viola: da 1,7 milioni di euro, il suo stipendio passa a circa 1,3 più 340mila euro opzionali in base agli obiettivi del gruppo. Secondo, e più importante, Popolare ha varato il piano di offerte pubbliche di scambio a sedi decentrate e partner esterni, con l’obiettivo di tornare in possesso della quasi totalità del proprio pacchetto azionario: un’operazione che consentirà di consolidare il patrimonio del gruppo BPER rispettando i nuovi parametri di garanzia finanziaria imposti dall’accordo Basilea 3. Terzo, la modifica statutaria che permetterà in futuro il voto telematico a chi non vorrà – o non potrà – presenziare personalmente alle assemblee. Polemiche, come di consueto, dal gruppo BPER Futura dell’avvocato Gianpiero Samorì, sui punti uno e tre: chiede retribuzioni più basse per i vertici, e l’annullamento della riforma statutaria. Circa 260 i dissidenti contro gli oltre seimila favorevoli nelle diverse votazioni. “Finalmente un clima consono ad un’assemblea”, ha commentato soddisfatto l’AD Viola, che ha pure smentito le voci di un’OPA imminente verso la Popolare di Milano: “Al momento non esistono progetti di espansione esterna al gruppo. Ci concentriamo invece sulla maggiore efficienza commerciale e operativa del nostro gruppo”.


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