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La tanto discussa manovra di ferragosto, arriva in parlamento già cambiata

Per fortuna che, come promise Tremonti tre anni fa, l’epoca delle discussioni fiume sulla finanziaria, che segnarono i governi di centrosinistra, doveva essere finita. Dopo la manovra correttiva di luglio, è arrivata quella di ferragosto, che però è già stata archiviata, in molte parti. E così il testo che arriverà in Parlamento è assai diverso dal testo licenziato dal Governo. Anche se, come sottolinea con forza il ministro dell’Economia il saldo sarà invariato. 45 miliardi dovevano essere trovati, per sistemare i conti, 45 miliardi dovranno essere anche dopo il passaggio in parlamento. Per questo non è escluso che il Governo decida di porre la fiducia, ma soprattutto le modifiche introdotte sono minimaliste. Niente aumento dell’Iva, niente maxi interventi sulla previdenza, si punta invece a fare cassa con misure di contrasto all’elusione fiscale e complicando il percorso di chi deve andare in pensione, gli anni dell’università e del servizio di leva non potranno più essere riscattati. Tra le modifiche più significative, la riduzione per 3 miliardi del taglio agli enti locali, e l’abolizione del contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90mila euro. La supertassa resterà però in vigore per i parlamentari e forse per i calciatori. Giro di vite anche sulla possibilità di intestare case, ville e altri beni di lusso a società di comodo create al solo scopo di non pagare le tasse. Penalizzate anche le cooperative che dovranno fare i conti con un’ulteriore stretta sulle residue agevolazioni fiscali. Ma tutta la nuova manovra ruota attorno a due provvedimenti Costituzionali e dunque più difficili da approvare: l’abolizione totale delle Province e  il dimezzamento di deputati e senatori. Teoricamente sono d’accordo in molti, nella pratica si vedrà.


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