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Sabato prossimo soci di Banca popolare Emilia Romagna in assemblea per il nuovo statuto

Paradossi dell’economia e della finanza. Con un aumento degli utili, del risultato netto di gestione, degli impieghi e della raccolta, ti aspetteresti un valore del titolo in costante crescita, e invece no. I 7,120 euro per azione della chiusura di ieri a Piazza Affari sono fortunatamente lontani dal minimo toccato lo scorso 11 agosto, ma anche dei quasi 10 euro di inizio gennaio. Colpa della nuova fase di incertezza dell’economia mondiale e dell’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani europei che, purtroppo, coinvolge pesantemente anche l’Italia, con gli investitori che si tuffano sui beni rifugio a cominciare dall’oro. Ma è proprio questa situazione, o meglio di questo paradosso, di cui discuteranno sabato prossimo in assemblea i soci della Banca Popolare dell’Emilia Romagna chiamati ad approvare le modifiche allo statuto varate nei mesi scorsi dal cda, a cominciare dalle nuove politiche di remunerazione e incentivazione, che introducono una quota variabile negli emolumenti dell’amministratore delegato, Fabrizio Viola. Ma di certo, i soci terranno anche conto degli importanti risultati conseguiti dal Gruppo bancario modenese nei primi sei mesi dell’anno. La razionalizzazione in corso e la crescita di impieghi e raccolta hanno infatti consentito di portare il risultato netto di gestione a 859 milioni, il 5,7% in più, con l’utile consolidato a 96 milioni, in forte crescita rispetto al medesimo periodo del 2010, al netto dei proventi straordinari, derivanti dalla cessione della quota di controllo di Arca vita e assicurazioni. Operazione che caratterizzò l’inizio dello scorso anno.


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