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Un po’ per colpa dei prezzi, un po’ per colpa delle conseguenze dovute all’allarme del batterio killer, è crisi dell’ortofrutta in Emilia Romagna

Un po’ per colpa dei prezzi, un po’ per colpa delle conseguenze dovute all’allarme del batterio killer, è crisi dell’ortofrutta in Emilia Romagna. In realtà i dati negativi si protraggono da tempo, probabilmente anche per le mutate abitudini alimentari. La conseguenza è che negli ultimi 10 anni in Regione hanno cessato l’attività 16mila aziende ortofrutticole, 1.600 all’anno. Per un settore sempre più in crisi, un altro attraversa un periodo positivo, nonostante il calo delle superfici. E’ quello dei cereali, dove le rese sono buone, sia in termini di qualità che di quantità. Da parte del Consorzio Agrario di Bologna e Modena c’è soddisfazione perché, nonostante il calo delle semine autunnali, le quantità ritirate sono state pressoché le stesse del 2010. Merito di un andamento meteorologico che ha influenzato fin dall’inizio i risultati produttivi. Comunque vadano le cose, essendo questo un settore decisamente imprevedibile sul quale agiscono diversi fattori, l’Emilia Romagna non lascia da soli gli agricoltori. Ammontano ad oltre 580 milioni di euro le risorse già impegnate, sui 1057 milioni del Programma regionale di sviluppo rurale. Fondi che – ha sottolineato l’assessore regionale Rabboni – serviranno a rendere l’agricoltura più competitiva e più sostenibile. In particolare le risorse sono state spese per sostenere i punti deboli della nostra agricoltura: i giovani titolari di impresa, l’agricoltura di montagna, ma anche i processi di ammodernamento del settore e lo sviluppo sostenibile delle attività agricole. A settembre, poi, uscirà un nuovo bando, questa volta per sostenere i progetti di filiera nel settore lattiero-caseario. Ed anche la Provincia di Modena ha fatto la sua parte. Scade infatti venerdì prossimo il termine per le imprese agricole ed i Comuni di pianura e collina per presentare le domande di contributo relative ai bandi del Programma rurale integrato provinciale dedicato alla diversificazione. Si tratta di un fondo di quasi 7 milioni di euro da destinare a chi decide di investire su agriturismi e fattorie didattiche o su impianti di energia da fonti alternative.


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